I lunedì al sole

I lunedì al sole è un film di genere commedia, drammatico del 2002, diretto da Fernando León de Aranoa, con Javier Bardem e Luis Tosar. Uscita al cinema il 21 marzo 2003. Durata 113 minuti. Distribuito da LUCKY RED.

Un gruppo di operai dei cantieri navali di Vigo, in Galizia, nel nord della Spagna, si ritrova disoccupato a causa della riconversione industriale, così ogni giorno della settimana è uguale all’altro, dal lunedì alla domenica passano il tempo sdraiati al sole senza aver nulla da fare se non parlare delle proprie speranze, dei propri sogni, dei progetti futuri e dei ricordi del passato.

“Con un linguaggio tradizionale ma scarno, che si tiene alla larga dalla retorica, il regista realizza un film militante e ideologico senza il linguaggio della militanza e dell’ideologia. Più che a un fratello arrabbiato di Ken Loach, si pensa a Guédiguian e alla sua Marsiglia. Si canta ‘Volare’ di Modugno, si intercettano alcune note di Tom Waits e Trenet e si vedono partite allo stadio di straforo. Sapida metafora: solo una porta, proprio quella in cui lo Sportin Gijòn non segna mai”. (Aldo Fittante, ‘Film Tv’, 25 marzo 2003) “Malgrado tutto, il film è la cosa più lontana dal vittimismo che si possa immaginare; i dialoghi sono vivaci, realistici, anche divertenti; alcuni personaggi danno prova di un’indomabile vitalità. I lunedì al sole è un film anticapitalista senza mezzi termini, ma che afferma la prevalenza dell’essere sull’avere assumendo un punto di vista umanista, senza prediche né pistolotti ideologici. Affettuoso e amaro insieme, raccontato con un tono cronachistico che ricorda il neorealismo italiano, ha fatto razzia di riconoscimenti: cinque Goya (l’Oscar spagnolo) tra cui miglior film, miglior regista, miglior attore protagonista; vincitore a San Sebastian; candidato all’Oscar come miglior film straniero. Battendo un concorrente del calibro dell’almodovariano ‘Parla con lei'”. (Roberto Nepoti, ‘la Repubblica’, 22 marzo 2003)

All?ombra dei muri

Bruno Schulz ha vissuto il terrore dell’occupazione tedesca nella citt? galiziana di Drohobycz nel 1941-42. Per salvarsi la vita, ha dovuto dipingere murales in una villa requisita dall’ufficiale viennese delle SS Felix Landau per i suoi bambini. Bruno Schulz fu ucciso dalle SS il 19 novembre 1942. Dopo la fine della guerra questi murales, nonostante approfondite ricerche intraprese, non furono trovati. Il 9 febbraio 2001 il documentarista Benjamin Geissler scopr? i dipinti che si pensavano scomparsi. Nel maggio 2001, in un’azione segreta e illegale, frammenti di questi murales furono asportati dai muri da rappresentanti del Memoriale dell’Olocausto Yad Vashem di Gerusalemme e trasportati verso Israele. La procedura di Yad Vashem caus? una controversia in tutto il mondo.

Al ouyoune al jaffa

Dopo 25 anni passati a marcire in prigione, Mina ritorna al proprio paese d’origine, Tizi. Un villaggio berbero circondato da alte montagne e abitato da sole donne. Ad accompagnarla c’è un giovane autista di autobus. Giunta a casa, Mina ritrova la figlia Hala, diventata il capo della comunità. È lei ad imporre leggi e severe regole. Tra queste, niente figli per non consentire un futuro a una comunità segnata dalla vergogna. Perché queste donne per sopravvivere sono dedite alla prostituzione. Ma forse la vita offre qualche spiraglio di speranza, per ritrovare il candore e la purezza smarriti.

Dopo 25 anni passati a marcire in prigione, Mina ritorna al proprio paese d’origine, Tizi. Un villaggio berbero circondato da alte montagne e abitato da sole donne. Ad accompagnarla c’è un giovane autista di autobus. Giunta a casa, Mina ritrova la figlia Hala, diventata il capo della comunità. È lei ad imporre leggi e severe regole. Tra queste, niente figli per non consentire un futuro a una comunità segnata dalla vergogna. Perché queste donne per sopravvivere sono dedite alla prostituzione. Ma forse la vita offre qualche spiraglio di speranza, per ritrovare il candore e la purezza smarriti.

Vendredi soir

Parigi, novembre e dicembre 1995. La città è sprofondata nel caos a causa di uno sciopero. Laure sta per andare a convivere a casa del fidanzato François, un medico. Mentre è imbottigliata nel traffico, decide di dare un passaggio ad un autostoppista. Tra i due, si scatena subito una forte attrazione: i due finiranno per passare la notte insieme.

Parigi, novembre e dicembre 1995. La città è sprofondata nel caos a causa di uno sciopero. Laure sta per andare a convivere a casa del fidanzato François, un medico. Mentre è imbottigliata nel traffico, decide di dare un passaggio ad un autostoppista. Tra i due, si scatena subito una forte attrazione: i due finiranno per passare la notte insieme.

Dead in the water

Gloria (Dominique Swain), Danny (Scott Bairstow) e Jeff (Henry Thomas) stanno facendo una gita in barca insieme a Marcos (Sebastian DeVicente), un ricco ragazzo conosciuto da poco. Mentre sono in mare Gloria flirta con Marcus suscitando la gelosia di Danny che, per far spaventare il ragazzo lo getta in acqua con un salvagente e si allontana con la barca. Tuttavia, quando torneranno a riva non troveranno più il loro compagno buttato a mare.

Gloria (Dominique Swain), Danny (Scott Bairstow) e Jeff (Henry Thomas) stanno facendo una gita in barca insieme a Marcos (Sebastian DeVicente), un ricco ragazzo conosciuto da poco. Mentre sono in mare Gloria flirta con Marcus suscitando la gelosia di Danny che, per far spaventare il ragazzo lo getta in acqua con un salvagente e si allontana con la barca. Tuttavia, quando torneranno a riva non troveranno più il loro compagno buttato a mare.

Hesus the Revolutionary

Nel 2011, una grave crisi socio-economica ha trascinato le Filippine nel caos e nell’anarchia favorendo l’ascesa al potere di una giunta militare. La polizia reprime sul nascere qualsiasi forma di contestazione e attraverso il controllo dei mass media manipola le informazioni per creare ad arte un consenso di massa. Il regime non può, tuttavia, evitare la nascita di movimenti clandestini di opposizione che fanno proseliti tra i giovani, tra gli artisti, tra gli intellettuali. Hesus, poeta e idealista, aderisce al gruppo eversivo guidato da Miguel Reynante, pur non condividendone la strategia di lotta che gli sembra fin troppo simile ai metodi polizieschi dei militari. L’esecuzione di un compagno sospettato di tradimento e la successiva cattura da parte del colonnello Simon, scandiscono le tappe della sua breve carriera di rivoluzionario e creano attorno alla sua figura un alone di leggenda.
Apprezzato dalla critica, il film proietta la precaria situazione politica delle Filippine in un ipotetico, vicinissimo futuro, fotografandola in una cornice di terrore di stampo quasi orwelliano. Nella messa in scena della vicenda, si fondono impegno civile, riflessioni sociologiche e dramma fantapolitico. Le buone interpretazioni degli attori, la personalissima regia di Lav Diaz – considerato da molti massimo esponente del nuovo cinema filippino – e il ritratto psicologico del protagonista, tormentato dai ricordi del passato ed animato da una fede incondizionata nella libertà, riscattano la fragilità dell’impianto produttivo.

Titolo alternativo: Hesus, rebolusyunaryo.

Nel 2011, una grave crisi socio-economica ha trascinato le Filippine nel caos e nell’anarchia favorendo l’ascesa al potere di una giunta militare. La polizia reprime sul nascere qualsiasi forma di contestazione e attraverso il controllo dei mass media manipola le informazioni per creare ad arte un consenso di massa. Il regime non può, tuttavia, evitare la nascita di movimenti clandestini di opposizione che fanno proseliti tra i giovani, tra gli artisti, tra gli intellettuali. Hesus, poeta e idealista, aderisce al gruppo eversivo guidato da Miguel Reynante, pur non condividendone la strategia di lotta che gli sembra fin troppo simile ai metodi polizieschi dei militari. L’esecuzione di un compagno sospettato di tradimento e la successiva cattura da parte del colonnello Simon, scandiscono le tappe della sua breve carriera di rivoluzionario e creano attorno alla sua figura un alone di leggenda.
Apprezzato dalla critica, il film proietta la precaria situazione politica delle Filippine in un ipotetico, vicinissimo futuro, fotografandola in una cornice di terrore di stampo quasi orwelliano. Nella messa in scena della vicenda, si fondono impegno civile, riflessioni sociologiche e dramma fantapolitico. Le buone interpretazioni degli attori, la personalissima regia di Lav Diaz – considerato da molti massimo esponente del nuovo cinema filippino – e il ritratto psicologico del protagonista, tormentato dai ricordi del passato ed animato da una fede incondizionata nella libertà, riscattano la fragilità dell’impianto produttivo.

Titolo alternativo: Hesus, rebolusyunaryo.