Assassinio nel Comitato Centrale

Una riunione di routine presso il Comitato Centrale del Partito Comunista di Spagna. Le luci si spengono. Il segretario generale, Fernando Garrido, viene assassinato. Da quel momento inizia un’inchiesta parallela tra il commissario Fonseca, nominato dal governo, e Pepe Carvalho, un detective privato assunto dal PCE. Sullo sfondo di una Madrid travolta dal crimine, i fatti umani, politici, erotici e gastronomici di Carvalho alla ricerca della verit?.

Die Beunruhigung

Girato in bianco e nero con un taglio documentaristico, affronta il tema del cancro, considerato tabù non solo nella RDT, attraverso le inquietudini di una donna, protagonista assoluta di questo capolavoro.

Girato in bianco e nero con un taglio documentaristico, affronta il tema del cancro, considerato tabù non solo nella RDT, attraverso le inquietudini di una donna, protagonista assoluta di questo capolavoro.

Il generale dell’armata morta

Un generale italiano, incaricato di far trasportare in patria i resti di tremila soldati italiani morti durante la campagna d’Albania, trova in un bizzarro cappellano un rivale in amore agli occhi di una bella vedova. Un libro, un film…

Un generale italiano, incaricato di far trasportare in patria i resti di tremila soldati italiani morti durante la campagna d’Albania, trova in un bizzarro cappellano un rivale in amore agli occhi di una bella vedova. Un libro, un film…

Nagu’a

Prima pellicola israeliana a parlare apertamente di omosessualità e primo lungometraggio di Guttman. Il giovane Robi vive con i nonni, cerca l’amore vero e vorrebbe diventare un filmaker. Nel frattempo, insieme al suo amico Han, fa sesso nel parco, s’imbatte pericolosamente in un paio di ragazzi palestinesi, si porta a casa gli uomini.

Prima pellicola israeliana a parlare apertamente di omosessualità e primo lungometraggio di Guttman. Il giovane Robi vive con i nonni, cerca l’amore vero e vorrebbe diventare un filmaker. Nel frattempo, insieme al suo amico Han, fa sesso nel parco, s’imbatte pericolosamente in un paio di ragazzi palestinesi, si porta a casa gli uomini.

Anonimo siciliano

Tratto dall’opera teatrale Foemina Ridens (1978): “Su una colonna c’era una giovane donna, tutta pittata che adescava i passanti”: così inizia al teatro greco di Taormina la storia di Pupa, una giovane donna che ci racconta la sua vita piena di tristezza, emarginazione e povertà, e del suo compagno di viaggio, Orlando, un teatrante girovago che sbarca il lunario con qualche furtarello. Con questa sceneggiatura, ispirata al suo testo teatrale “Foemina ridens”, Pippo Fava denunciava all’opinione pubblica il degrado sociale a Catania e la connivenza tra politica e mafia.

Tratto dall’opera teatrale Foemina Ridens (1978): “Su una colonna c’era una giovane donna, tutta pittata che adescava i passanti”: così inizia al teatro greco di Taormina la storia di Pupa, una giovane donna che ci racconta la sua vita piena di tristezza, emarginazione e povertà, e del suo compagno di viaggio, Orlando, un teatrante girovago che sbarca il lunario con qualche furtarello. Con questa sceneggiatura, ispirata al suo testo teatrale “Foemina ridens”, Pippo Fava denunciava all’opinione pubblica il degrado sociale a Catania e la connivenza tra politica e mafia.

984: Prisoner of the Future

Le istituzioni democratiche, minate da anni di guerre e di conflitti sociali, sono state spazzate via dall’avvento di una dittatura di stampo fascista. Il nuovo governo impone ordine ed obbedienza esercitando incessanti controlli sui cittadini ed affiancando alla polizia reparti di efficientissimi robot-guardiani. Chi, come l’influente uomo d’affari Tom Weston, ha rifiutato di appoggiare il “Movimento” o è semplicemente sospettato di attività eversive, viene rinchiuso in prigione e sottoposto ad inenarrabili torture psico-fisiche. Vittima di spaventose allucinazioni che gli confondono la mente e privato di qualsiasi contatto con il mondo esterno, Weston, come gli altri prigionieri, sopravvive aggrappandosi alla flebile speranza di potere un giorno tornare in libertà e riabbracciare la moglie. Fosca rappresentazione di una società futura dai toni orwelliani, ricca di spunti che , nelle intenzioni del regista Tibor Takács (Deathline, Nostradamus, Rats, Earthquake) e degli sceneggiatori, avrebbero dovuto trovare compiuto svolgimento in una serie televisiva. Titolo alternativo: The Tomorrow Man.

Le istituzioni democratiche, minate da anni di guerre e di conflitti sociali, sono state spazzate via dall’avvento di una dittatura di stampo fascista. Il nuovo governo impone ordine ed obbedienza esercitando incessanti controlli sui cittadini ed affiancando alla polizia reparti di efficientissimi robot-guardiani. Chi, come l’influente uomo d’affari Tom Weston, ha rifiutato di appoggiare il “Movimento” o è semplicemente sospettato di attività eversive, viene rinchiuso in prigione e sottoposto ad inenarrabili torture psico-fisiche. Vittima di spaventose allucinazioni che gli confondono la mente e privato di qualsiasi contatto con il mondo esterno, Weston, come gli altri prigionieri, sopravvive aggrappandosi alla flebile speranza di potere un giorno tornare in libertà e riabbracciare la moglie. Fosca rappresentazione di una società futura dai toni orwelliani, ricca di spunti che , nelle intenzioni del regista Tibor Takács (Deathline, Nostradamus, Rats, Earthquake) e degli sceneggiatori, avrebbero dovuto trovare compiuto svolgimento in una serie televisiva. Titolo alternativo: The Tomorrow Man.

Scissere

Un tossicodipendente, una giovane madre e un entomologo intrecciano inconsapevolmente i loro percorsi esistenziali. Per la realizzazione del film, Peter Mettler si è ispirato a Bruno Scissere, un eroinomane con problemi psichici conosciuto mentre prestava servizio in una clinica di disintossicazione a Münsterlingen, in Svizzera. “Il suo modo di essere mi affascinava profondamente. Il film però non è un ritratto di Bruno, ma un’emulazione del suo modo di essere”.

Un tossicodipendente, una giovane madre e un entomologo intrecciano inconsapevolmente i loro percorsi esistenziali. Per la realizzazione del film, Peter Mettler si è ispirato a Bruno Scissere, un eroinomane con problemi psichici conosciuto mentre prestava servizio in una clinica di disintossicazione a Münsterlingen, in Svizzera. “Il suo modo di essere mi affascinava profondamente. Il film però non è un ritratto di Bruno, ma un’emulazione del suo modo di essere”.

Mysterious Planet

Fuggiti a bordo di una navicella dall’astronave che li stava trasportando in una colonia penale, cinque prigionieri atterrano fortunosamente su un pianeta sconosciuto popolato da animali giganteschi e mostruosi, nel quale vive allo stato selvaggio una ragazza indigena, ultima discendente di una civiltà che, in tempi lontani, vi si era insediata. Una grotta dissimulata tra rocce disposte bizzarramente a riprodurre la forma di un teschio offre ai naufraghi un rifugio sicuro e la grande varietà di minerali e cristalli fornisce loro la materia prima per costruire armi con le quali difendersi: grotta ed armi si riveleranno preziosi alla loro sopravvivenza, specialmente quando sul pianeta cominceranno ad arrivare gli incrociatori spaziali di una razza aliena particolarmente bellicosa… L’idea di rivisitare l’appassionante romanzo di Jules Verne in chiave di fantascienza spaziale è – sulla carta, e con buona pace dei “puristi” -, abbastanza interessante, ma la sua messa in scena è deludente: colpa della incerta regia di Brett Piper, di un risicatissimo budget, di una sceneggiatura che ingolfa il racconto con troppi e stravaganti spunti avventurosi, e di effetti speciali – opera dello stesso Piper – a metà strada tra l’animazione e la più artigianale stop-motion. Il film è conosciuto anche con i titoli: Star Odyssey; Der Planet; Metallica; Die Reise Zum Planet Des Grauens; Tajemnicza Planeta; Galaxie Warrior; Mysterieuse Planete; La Bataille Des Galaxies.

Fuggiti a bordo di una navicella dall’astronave che li stava trasportando in una colonia penale, cinque prigionieri atterrano fortunosamente su un pianeta sconosciuto popolato da animali giganteschi e mostruosi, nel quale vive allo stato selvaggio una ragazza indigena, ultima discendente di una civiltà che, in tempi lontani, vi si era insediata. Una grotta dissimulata tra rocce disposte bizzarramente a riprodurre la forma di un teschio offre ai naufraghi un rifugio sicuro e la grande varietà di minerali e cristalli fornisce loro la materia prima per costruire armi con le quali difendersi: grotta ed armi si riveleranno preziosi alla loro sopravvivenza, specialmente quando sul pianeta cominceranno ad arrivare gli incrociatori spaziali di una razza aliena particolarmente bellicosa… L’idea di rivisitare l’appassionante romanzo di Jules Verne in chiave di fantascienza spaziale è – sulla carta, e con buona pace dei “puristi” -, abbastanza interessante, ma la sua messa in scena è deludente: colpa della incerta regia di Brett Piper, di un risicatissimo budget, di una sceneggiatura che ingolfa il racconto con troppi e stravaganti spunti avventurosi, e di effetti speciali – opera dello stesso Piper – a metà strada tra l’animazione e la più artigianale stop-motion. Il film è conosciuto anche con i titoli: Star Odyssey; Der Planet; Metallica; Die Reise Zum Planet Des Grauens; Tajemnicza Planeta; Galaxie Warrior; Mysterieuse Planete; La Bataille Des Galaxies.

Dünyayi Kurtaran Adam

Guerre e devastanti cataclismi hanno sgretolato il pianeta Terra al punto che alcuni suoi frammenti sono andati a disperdersi nello spazio dando forma a nuovi piccoli asteroidi. Su uno di questi mondi sconosciuti precipita il caccia spaziale dei piloti turchi Murat e Ali, danneggiato nel corso di una battaglia contro una flotta di astronavi che muove alla conquista del nostro sistema solare. I due amici, usciti sani e salvi dallo schianto, si ritrovano in un arido tavolato costellato di piramidi e sfingi identiche a quelle dell’antico Egitto e vengono accolti da un popolo che subisce la dominazione di un crudele Signore della guerra desideroso di impadronirsi dell’universo e di scoprire il segreto dell’immortalità. Gli impavidi astronauti si mettono al servizio di una bella principessa, ma Ali troverà la morte nell’epico conflitto contro le forze del Male… Çetin Inanç realizza la versione turca di Guerre stellari, intrisa di propagandistica esaltazione della cultura islamica, sulla base di un raffazzonato canovaccio piratato dalle idee e dalle sequenze del classico di George Lucas e perfino da The Wizard of Oz: uno spericolato affastellamento di avventure che esula da ogni logica narrativa ma che consente di mettere in scena carnevaleschi mostri di cartapesta e di peluche, robot dalle corazze di cartone, esibizioni gladiatorie e combattimenti alle arti marziali accompagnati da un soundtrack che ruba brani da Raiders of the Lost Ark, Moonraker, Flash Gordon, Battlestar Galactica e da altri film americani di successo. Dünyayi kurtaran adam (ovvero “L’Uomo che salvò il mondo”) è un cult del “So Bad It’s So Good”, ma è anche una concreta testimonianza del modo di fare cinema in un paese costretto a barcamenarsi tra mille difficoltà economiche e socio-politiche. Titoli internazionali: The Man Who Saves the World, Turkish Star Wars. Seguìto, nel 2006, da Dünyayi Kurtaran Adam’in oglu.

Guerre e devastanti cataclismi hanno sgretolato il pianeta Terra al punto che alcuni suoi frammenti sono andati a disperdersi nello spazio dando forma a nuovi piccoli asteroidi. Su uno di questi mondi sconosciuti precipita il caccia spaziale dei piloti turchi Murat e Ali, danneggiato nel corso di una battaglia contro una flotta di astronavi che muove alla conquista del nostro sistema solare. I due amici, usciti sani e salvi dallo schianto, si ritrovano in un arido tavolato costellato di piramidi e sfingi identiche a quelle dell’antico Egitto e vengono accolti da un popolo che subisce la dominazione di un crudele Signore della guerra desideroso di impadronirsi dell’universo e di scoprire il segreto dell’immortalità. Gli impavidi astronauti si mettono al servizio di una bella principessa, ma Ali troverà la morte nell’epico conflitto contro le forze del Male… Çetin Inanç realizza la versione turca di Guerre stellari, intrisa di propagandistica esaltazione della cultura islamica, sulla base di un raffazzonato canovaccio piratato dalle idee e dalle sequenze del classico di George Lucas e perfino da The Wizard of Oz: uno spericolato affastellamento di avventure che esula da ogni logica narrativa ma che consente di mettere in scena carnevaleschi mostri di cartapesta e di peluche, robot dalle corazze di cartone, esibizioni gladiatorie e combattimenti alle arti marziali accompagnati da un soundtrack che ruba brani da Raiders of the Lost Ark, Moonraker, Flash Gordon, Battlestar Galactica e da altri film americani di successo. Dünyayi kurtaran adam (ovvero “L’Uomo che salvò il mondo”) è un cult del “So Bad It’s So Good”, ma è anche una concreta testimonianza del modo di fare cinema in un paese costretto a barcamenarsi tra mille difficoltà economiche e socio-politiche. Titoli internazionali: The Man Who Saves the World, Turkish Star Wars. Seguìto, nel 2006, da Dünyayi Kurtaran Adam’in oglu.