The Fountain of Youth

Tornato in America dopo un periodo di studio a Vienna, il dottor Humphrey Baxter (Dan Tobin) scopre che la fidanzata Carolyn Coates (Joi Lansing: The Atomic Submarine) lo ha lasciato per sposare il giovane tennista Alan Brody (Rick Jason). Mascherando abilmente la rabbia e la gelosia, il dottore mette in atto un diabolico piano per vendicarsi e, invitata la coppia nel suo laboratorio, offre l’unico campione esistente di un miracoloso farmaco che può assicurare soltanto ad uno dei due il vantaggio dell’eterna giovinezza. Dovendo scegliere chi potrà farne uso, Carolyn e Alan dimenticano l’amore e cedono all’egoismo. Orson Welles si ispira ad un racconto di John Collier – che nel 1983 fornirà spunto anche ad un telefilm di “Tales of the Unexpected” (Il brivido dell’imprevisto) – per realizzare un cortometraggio che avrebbe dovuto costituire l’episodio iniziale di una serie televisiva. L’argomento, originale nel rimando al filone classico della fantamedicina, è brillantemente sviluppato sul piano di un gioco psicologico dai risvolti beffardi e feroci. Welles cristallizza l’attenzione sui tre protagonisti che si confrontano in una scena spoglia e asettica che soltanto le ombre di alambicchi e provette stagliate sullo sfondo suggeriscono essere il laboratorio del dottore: una scelta efficace – dettata o meno dell’economicità del prodotto televisivo – che esalta l’atmosfera ossessionante della situazione presentata agli occhi dello spettatore.

Tornato in America dopo un periodo di studio a Vienna, il dottor Humphrey Baxter (Dan Tobin) scopre che la fidanzata Carolyn Coates (Joi Lansing: The Atomic Submarine) lo ha lasciato per sposare il giovane tennista Alan Brody (Rick Jason). Mascherando abilmente la rabbia e la gelosia, il dottore mette in atto un diabolico piano per vendicarsi e, invitata la coppia nel suo laboratorio, offre l’unico campione esistente di un miracoloso farmaco che può assicurare soltanto ad uno dei due il vantaggio dell’eterna giovinezza. Dovendo scegliere chi potrà farne uso, Carolyn e Alan dimenticano l’amore e cedono all’egoismo. Orson Welles si ispira ad un racconto di John Collier – che nel 1983 fornirà spunto anche ad un telefilm di “Tales of the Unexpected” (Il brivido dell’imprevisto) – per realizzare un cortometraggio che avrebbe dovuto costituire l’episodio iniziale di una serie televisiva. L’argomento, originale nel rimando al filone classico della fantamedicina, è brillantemente sviluppato sul piano di un gioco psicologico dai risvolti beffardi e feroci. Welles cristallizza l’attenzione sui tre protagonisti che si confrontano in una scena spoglia e asettica che soltanto le ombre di alambicchi e provette stagliate sullo sfondo suggeriscono essere il laboratorio del dottore: una scelta efficace – dettata o meno dell’economicità del prodotto televisivo – che esalta l’atmosfera ossessionante della situazione presentata agli occhi dello spettatore.

Huang Bao Mei

In questo film che esalta la costruzione del socialismo, il personaggio che dà il titolo al film è interpretato dalla vera Huang Baomei. L’intero cast è composto da operaie tessili di Shanghai. Huang Baomei è una lavoratrice modello presso l’industria tessile numero 17 ed è lei che dirige il proprio reparto. Quando la collega Zhang Xiulan si lamenta perché il telaio a macchina che usa è troppo antiquato, Huang le affida quello nuovo sui cui lavorava lei. Huang dimostra di riuscire comunque a mantenere il proprio record anche utilizzando il vecchio telaio. Huang apprende dal giornale che l’industria numero 7 utilizza metodi produttivi più efficienti e va a studiarli per poi riferire alle colleghe. Quindi organizza gare tra team al fine di aumentare la produttività. Quando il team rivale si trova in difficoltà, Huang corre in loro soccorso suscitando malumori tra le compagne.

In questo film che esalta la costruzione del socialismo, il personaggio che dà il titolo al film è interpretato dalla vera Huang Baomei. L’intero cast è composto da operaie tessili di Shanghai. Huang Baomei è una lavoratrice modello presso l’industria tessile numero 17 ed è lei che dirige il proprio reparto. Quando la collega Zhang Xiulan si lamenta perché il telaio a macchina che usa è troppo antiquato, Huang le affida quello nuovo sui cui lavorava lei. Huang dimostra di riuscire comunque a mantenere il proprio record anche utilizzando il vecchio telaio. Huang apprende dal giornale che l’industria numero 7 utilizza metodi produttivi più efficienti e va a studiarli per poi riferire alle colleghe. Quindi organizza gare tra team al fine di aumentare la produttività. Quando il team rivale si trova in difficoltà, Huang corre in loro soccorso suscitando malumori tra le compagne.

Spy in the Sky!

Vic Cabot (Steve Brodie), agente dei servizi segreti americani, indaga sulla scomparsa di un ingegnere missilistico. Lo scienziato è stato rapito a Vienna dagli uomini del colonnello russo Benedict (George Coulouris) che vuole obbligarlo a progettare un satellite spia che consenta al Cremlino di impadronirsi dei segreti del sistema difensivo dell’Occidente.
Realizzata sull’onda dello scalpore suscitato negli Stati Uniti dal lancio dello Sputnik – il primo satellite artificiale messo in orbita dall’Unione Sovietica nel 1957 – Spy in the Sky! è una pellicola anticipatrice del fantaspionaggio degli anni ’60, che individua nella tecnologia spaziale l’arma più rivoluzionaria dell’era atomica. Il messaggio propagandistico si allinea sulla psicosi della guerra fredda, configurandosi nel monito rivolto agli americani a non lasciarsi superare dai comunisti nel primato scientifico, ma l’intreccio dell’avventura è povero di emozioni e sorprese.
Il film è diretto da William Lee Wilder, fratello del più affermato Billy Wilder e regista anche di The Phantom from Space, The Snow Creature, Killers From Space e The Man Without a Body.

Vic Cabot (Steve Brodie), agente dei servizi segreti americani, indaga sulla scomparsa di un ingegnere missilistico. Lo scienziato è stato rapito a Vienna dagli uomini del colonnello russo Benedict (George Coulouris) che vuole obbligarlo a progettare un satellite spia che consenta al Cremlino di impadronirsi dei segreti del sistema difensivo dell’Occidente.
Realizzata sull’onda dello scalpore suscitato negli Stati Uniti dal lancio dello Sputnik – il primo satellite artificiale messo in orbita dall’Unione Sovietica nel 1957 – Spy in the Sky! è una pellicola anticipatrice del fantaspionaggio degli anni ’60, che individua nella tecnologia spaziale l’arma più rivoluzionaria dell’era atomica. Il messaggio propagandistico si allinea sulla psicosi della guerra fredda, configurandosi nel monito rivolto agli americani a non lasciarsi superare dai comunisti nel primato scientifico, ma l’intreccio dell’avventura è povero di emozioni e sorprese.
Il film è diretto da William Lee Wilder, fratello del più affermato Billy Wilder e regista anche di The Phantom from Space, The Snow Creature, Killers From Space e The Man Without a Body.

Yami Ni Hikaru Me

Entrati in possesso di un antico sarcofago egiziano, due scienziati rianimano una mummia iniettandole un filtro di loro invenzione. La mummia fugge dal laboratorio e si mescola tra la folla della città. Quando un ragazzo ubriaco la importuna in un bar, la mummia reagisce con furia omicida. Da quel momento inizia la caccia al mostro.
Semisconosciuto, insolito, film giapponese su una mummia risvegliata da un esperimento scientifico. Secondo alcune fonti, la pellicola è ricavata da una progettata serie televisiva.

Titoli internazionali: Fear Of The Mummy e Fear For The Mummy.

Entrati in possesso di un antico sarcofago egiziano, due scienziati rianimano una mummia iniettandole un filtro di loro invenzione. La mummia fugge dal laboratorio e si mescola tra la folla della città. Quando un ragazzo ubriaco la importuna in un bar, la mummia reagisce con furia omicida. Da quel momento inizia la caccia al mostro.
Semisconosciuto, insolito, film giapponese su una mummia risvegliata da un esperimento scientifico. Secondo alcune fonti, la pellicola è ricavata da una progettata serie televisiva.

Titoli internazionali: Fear Of The Mummy e Fear For The Mummy.

Desiderio inappagato

Tomiko Hattori torna al cinema con quello che sarà il suo ultimo fulgido ruolo (quello di una femme fatale che si ribella al maschilismo prepotente della società) prima di ritirarsi definitivamente dalle scene del cinema giapponese. Diretta dal conterraneo Shohei Imamura, al suo terzo film dopo Nusumareta yokujo e Nishi Ginza ekimae (entrambi del 1958), l’attrice nipponica è una invidiosa e cupida giovane donna che decide di partecipare a un losco affare riguardante la ricerca di un grosso quantitativo di morfina, seppellita dieci anni prima, durante la Seconda Guerra Mondiale, dal suo fidanzato defunto e da altri complici in un rifugio antiaereo sotto un ospedale militare. Stanziatasi con gli altri reduci della vecchia gang nel quartiere popolare dove è nascosto il carico dell’alcaloide, comincia con il loro aiuto a scavare di notte, ma più si va in profondità, avvicinandosi alla morfina, più le dinamiche del gruppo diventano violente, gelose, tese, ostili, fino ad arrivare a conseguenze avide e mortali. Chi rimarrà vivo in questa nuova corsa al denaro facile che vede come protagonisti degli individui che sembrano condannati alla povertà anche quando sono a un soffio dal riscatto sociale?
Molto ironico (a tratti prende le pieghe di una commedia nera) e fortemente in debito con il noir francese, il film punta tutto sulla forza congenita dei personaggi (tutti emarginati che tentano disperatamente di cambiare vita anche a costo di scegliere l’illegalità) e sulla convinta interpretazione della dark lady Hattori, facendo degli effetti del ricorrente e giusto astio che i giapponesi provano per gli atomici americani (non per niente è ambientato a Hiroshima) la base scatenante dei loro impulsi psicologici.
La storia criminale di una banda composta da gente comune si affaccia sullo schermo per mostrare quelle che erano le umilianti condizioni sociali del suo popolo nel dopoguerra, giocando con sensualità ancora accese, debolezze sempre più coinvolgenti e un destino duro, tragico e spietato che viene cinematograficamente riservato solo agli antieroi… Come da copione.

Tomiko Hattori torna al cinema con quello che sarà il suo ultimo fulgido ruolo (quello di una femme fatale che si ribella al maschilismo prepotente della società) prima di ritirarsi definitivamente dalle scene del cinema giapponese. Diretta dal conterraneo Shohei Imamura, al suo terzo film dopo Nusumareta yokujo e Nishi Ginza ekimae (entrambi del 1958), l’attrice nipponica è una invidiosa e cupida giovane donna che decide di partecipare a un losco affare riguardante la ricerca di un grosso quantitativo di morfina, seppellita dieci anni prima, durante la Seconda Guerra Mondiale, dal suo fidanzato defunto e da altri complici in un rifugio antiaereo sotto un ospedale militare. Stanziatasi con gli altri reduci della vecchia gang nel quartiere popolare dove è nascosto il carico dell’alcaloide, comincia con il loro aiuto a scavare di notte, ma più si va in profondità, avvicinandosi alla morfina, più le dinamiche del gruppo diventano violente, gelose, tese, ostili, fino ad arrivare a conseguenze avide e mortali. Chi rimarrà vivo in questa nuova corsa al denaro facile che vede come protagonisti degli individui che sembrano condannati alla povertà anche quando sono a un soffio dal riscatto sociale?
Molto ironico (a tratti prende le pieghe di una commedia nera) e fortemente in debito con il noir francese, il film punta tutto sulla forza congenita dei personaggi (tutti emarginati che tentano disperatamente di cambiare vita anche a costo di scegliere l’illegalità) e sulla convinta interpretazione della dark lady Hattori, facendo degli effetti del ricorrente e giusto astio che i giapponesi provano per gli atomici americani (non per niente è ambientato a Hiroshima) la base scatenante dei loro impulsi psicologici.
La storia criminale di una banda composta da gente comune si affaccia sullo schermo per mostrare quelle che erano le umilianti condizioni sociali del suo popolo nel dopoguerra, giocando con sensualità ancora accese, debolezze sempre più coinvolgenti e un destino duro, tragico e spietato che viene cinematograficamente riservato solo agli antieroi… Come da copione.