The Mummy’s Ghost

Incaricato dal vecchio sacerdote Andoheb di recuperare le mummie di Kharis e della principessa Ananka – quest’ultima custodita nel museo Scripps di Mapleton, nel Massachusetts -, Yousef Bey scopre che lo spirito di Ananka è trasmigrato in Amina Mansouri, una studentessa egiziana soggetta ad improvvise perdite di identità da quando Kharis – per un imprudente esperimento effettuato dal professor Norman con le foglie Tana – ha ripreso vita. Nascosto in una vecchia miniera abbandonata, Yousef Bey ordina a Kharis di rapire la ragazza. Bey crede di aver vinto le tentazioni della carne e di poter degnamente onorare la missione affidatagli, ma alla vista della ragazza la passione incendia il suo cuore e lo spinge a cambiare propositi. Kharis, infuriato, lo uccide e sollevata la ragazza tra le braccia tenta di sfuggire alla polizia addentrandosi nella palude….
Diretto da Reginald Le Borg (Jungle Woman), The Mummy’s Ghost (…ma nel film non c’è nessun fantasma della mummia…) è un horror a basso costo che gioca con il sovrannaturale, parlando di reincarnazioni e fatali deperimenti fisici. La storia si svolge 30 anni dopo l’incendio che aveva concluso The Mumm’s Tomb e ridotto in cenere la mummia Kharis.
Lon Chaney Jr. torna a rivestire il trucco della mummia – la creatura dalla mente e dal corpo “ibernati” che soltanto il filtro estratto dalle foglie Tana restituiscono alla vita – e si guadagna la scena madre affondando nella palude con il corpo semi-pietrificato di Ananka. Ramsay Ames è Amira, la reincarnata principessa: i suoi capelli corvini, a mano a mano che la vicenda si sviluppa, ingrigiscono fino a diventare completamente bianchi. Robert Lowery è il suo – incolore – fidanzato e il veterano Barton MacLane, lo sceriffo che cerca di venire a capo dei misteriosi omicidi che si susseguono. George Zucco è ancora una volta il sacerdote Andoheb. Ma fra tutti gli interpreti spicca il convincente John Carradine, spettralmente e sinistramente magro e longilineo, nella parte di Yousef Bey.
Preceduto da: • The Mummy’s Hand (1940) • The Mummy’s Tomb (1942) e seguito da: • The Mummy’s Curse (1944).

Incaricato dal vecchio sacerdote Andoheb di recuperare le mummie di Kharis e della principessa Ananka – quest’ultima custodita nel museo Scripps di Mapleton, nel Massachusetts -, Yousef Bey scopre che lo spirito di Ananka è trasmigrato in Amina Mansouri, una studentessa egiziana soggetta ad improvvise perdite di identità da quando Kharis – per un imprudente esperimento effettuato dal professor Norman con le foglie Tana – ha ripreso vita. Nascosto in una vecchia miniera abbandonata, Yousef Bey ordina a Kharis di rapire la ragazza. Bey crede di aver vinto le tentazioni della carne e di poter degnamente onorare la missione affidatagli, ma alla vista della ragazza la passione incendia il suo cuore e lo spinge a cambiare propositi. Kharis, infuriato, lo uccide e sollevata la ragazza tra le braccia tenta di sfuggire alla polizia addentrandosi nella palude….
Diretto da Reginald Le Borg (Jungle Woman), The Mummy’s Ghost (…ma nel film non c’è nessun fantasma della mummia…) è un horror a basso costo che gioca con il sovrannaturale, parlando di reincarnazioni e fatali deperimenti fisici. La storia si svolge 30 anni dopo l’incendio che aveva concluso The Mumm’s Tomb e ridotto in cenere la mummia Kharis.
Lon Chaney Jr. torna a rivestire il trucco della mummia – la creatura dalla mente e dal corpo “ibernati” che soltanto il filtro estratto dalle foglie Tana restituiscono alla vita – e si guadagna la scena madre affondando nella palude con il corpo semi-pietrificato di Ananka. Ramsay Ames è Amira, la reincarnata principessa: i suoi capelli corvini, a mano a mano che la vicenda si sviluppa, ingrigiscono fino a diventare completamente bianchi. Robert Lowery è il suo – incolore – fidanzato e il veterano Barton MacLane, lo sceriffo che cerca di venire a capo dei misteriosi omicidi che si susseguono. George Zucco è ancora una volta il sacerdote Andoheb. Ma fra tutti gli interpreti spicca il convincente John Carradine, spettralmente e sinistramente magro e longilineo, nella parte di Yousef Bey.
Preceduto da: • The Mummy’s Hand (1940) • The Mummy’s Tomb (1942) e seguito da: • The Mummy’s Curse (1944).

Traditori

Quando le truppe alleate liberano una piccola cittadina belga, nel 1944, fanno di tutto per aiutare la popolazione provata dalla guerra. Ma il colonnello nazista Von Beck, consapevole di aver perso ormai il conflitto, si infiltra e cerca di seminare odio e divisione.

Quando le truppe alleate liberano una piccola cittadina belga, nel 1944, fanno di tutto per aiutare la popolazione provata dalla guerra. Ma il colonnello nazista Von Beck, consapevole di aver perso ormai il conflitto, si infiltra e cerca di seminare odio e divisione.

The Mummy’s Curse

L’archeologo James Halsey e il suo collega egiziano Ilzer Zandaab cercano i resti della mummia Kharis e della principessa Ananka nella palude in cui scomparvero 25 anni prima. In quella zona, adesso, Pat Walsh sta conducendo lavori di bonifica e la ricerca potrebbe davvero essere coronata dal successo. Ma se Halsey è animato dal fervore dello scienziato, Zandaab nutre, segretamente, ben altri propositi: essendo l’ultimo sacerdote della setta Ankar, Zandaab vuole sottrarre il corpo della principessa agli occhi sacrileghi dei frequentatori dei musei e restituirlo degnamente alla pace eterna. E quando, dal fango della palude, emerge una ragazza in preda a profonda amnesia, Zandaab comprende che la reincarnata Ananka ha ritrovato la sua strada nel mondo. Kharis, rianimato dal filtro di foglie Tana, riesce infine a rapirla e a trasportarla in un monastero abbandonato, ai margini della palude. Ma il sacro rito della pacificazione preparato da Zandaab è funestato dall’assistente Raghed, che, approfittando della situazione, ha a sua volta rapito la bella Betty, nipote di Walsh e innamorata di Halsey….
The Mummy’s Curse conclude la quadrilogia dedicata a Kharis e ad Ananka, nata inizialmente come continuazione di The Mummy del 1932, nella quale l’incoerenza narrativa regna sovrana: quest’ultima avventura, ad esempio, si svolge 25 anni dopo The Mummy’s Ghost, ma il contesto è ancora quello degli anni ’40; la palude nella quale, nel film precedente, mummia e principessa erano scomparsi si trovava in Massachusetts, ma adesso l’azione si sposta in Louisiana; la rediviva Ananka aveva il volto di Ramsay Ames, ma qui ad interpretarla è Virginia Christine…
Incongruenze a parte, le quattro pellicole sono, in realtà, quattro variazioni su una stessa traccia di sceneggiatura che puntano l’attenzione sulla figura spettrale della mummia, poco si curano dei personaggi di contorno, e giocano tutte le carte su isolate situazioni drammatiche che danno nerbo ai racconti. In The Mummy’s Curse, i momenti migliori non sono dati dal lento deambulare di Kharis, nè dai collaudati primi piani della minacciosa mano pronta a ghermire la vittima, bensì dalla prima apparizione della resuscitata Ananka, che si solleva faticosamente dal terriccio nel quale era sepolta e, cercando la luce del sole, muove i primi incerti passi su un sentiero che il destino ha già tragicamente segnato. Lon Chaney Jr., volto coperto dalla pesante maschera di lattice e corpo fasciato di bende, impersona per la terza ed ultima volta la mummia tentando – con quella mano sinistra che, quando non strangola la gente, annaspa nell’aria come a chiedere una pace impossibile – di ingentilirne ed umanizzarne il ritratto.
Il film è preceduto da: • The Mummy’s Hand (1940) • The Mummy’s Tomb (1942) • The Mummy’s Ghost (1944).

L’archeologo James Halsey e il suo collega egiziano Ilzer Zandaab cercano i resti della mummia Kharis e della principessa Ananka nella palude in cui scomparvero 25 anni prima. In quella zona, adesso, Pat Walsh sta conducendo lavori di bonifica e la ricerca potrebbe davvero essere coronata dal successo. Ma se Halsey è animato dal fervore dello scienziato, Zandaab nutre, segretamente, ben altri propositi: essendo l’ultimo sacerdote della setta Ankar, Zandaab vuole sottrarre il corpo della principessa agli occhi sacrileghi dei frequentatori dei musei e restituirlo degnamente alla pace eterna. E quando, dal fango della palude, emerge una ragazza in preda a profonda amnesia, Zandaab comprende che la reincarnata Ananka ha ritrovato la sua strada nel mondo. Kharis, rianimato dal filtro di foglie Tana, riesce infine a rapirla e a trasportarla in un monastero abbandonato, ai margini della palude. Ma il sacro rito della pacificazione preparato da Zandaab è funestato dall’assistente Raghed, che, approfittando della situazione, ha a sua volta rapito la bella Betty, nipote di Walsh e innamorata di Halsey….
The Mummy’s Curse conclude la quadrilogia dedicata a Kharis e ad Ananka, nata inizialmente come continuazione di The Mummy del 1932, nella quale l’incoerenza narrativa regna sovrana: quest’ultima avventura, ad esempio, si svolge 25 anni dopo The Mummy’s Ghost, ma il contesto è ancora quello degli anni ’40; la palude nella quale, nel film precedente, mummia e principessa erano scomparsi si trovava in Massachusetts, ma adesso l’azione si sposta in Louisiana; la rediviva Ananka aveva il volto di Ramsay Ames, ma qui ad interpretarla è Virginia Christine…
Incongruenze a parte, le quattro pellicole sono, in realtà, quattro variazioni su una stessa traccia di sceneggiatura che puntano l’attenzione sulla figura spettrale della mummia, poco si curano dei personaggi di contorno, e giocano tutte le carte su isolate situazioni drammatiche che danno nerbo ai racconti. In The Mummy’s Curse, i momenti migliori non sono dati dal lento deambulare di Kharis, nè dai collaudati primi piani della minacciosa mano pronta a ghermire la vittima, bensì dalla prima apparizione della resuscitata Ananka, che si solleva faticosamente dal terriccio nel quale era sepolta e, cercando la luce del sole, muove i primi incerti passi su un sentiero che il destino ha già tragicamente segnato. Lon Chaney Jr., volto coperto dalla pesante maschera di lattice e corpo fasciato di bende, impersona per la terza ed ultima volta la mummia tentando – con quella mano sinistra che, quando non strangola la gente, annaspa nell’aria come a chiedere una pace impossibile – di ingentilirne ed umanizzarne il ritratto.
Il film è preceduto da: • The Mummy’s Hand (1940) • The Mummy’s Tomb (1942) • The Mummy’s Ghost (1944).

Fiddlers Three

Due marinai e una ragazza, sorpresi da una pioggia violenta nelle vicinanze di Stonehenge, cercano riparo presso le pietre di un tempio secolare, ma un fulmine li risucchia in un vortice temporale e li catapulta nell’antica Roma, ai tempi dell’imperatore Nerone. I tre vivono un’incredibile avventura alla corte di Poppea e rischiano di finire nelle fauci dei leoni, ma prima che la situazione precipiti una provvidenziale tempesta riattiva il vortice restituendoli, sani e salvi, al presente. Rispetto all’interventista produzione degli anni di guerra, Fiddlers Three è una curiosa commedia, emblematicamente pensata per sdrammatizzare l’angoscia e le incertezze del momento e, insieme, per suggerire (molto tenuamente, in verità) un messaggio di impegno civile. Il regista Harry Watt invita lo spettatore a sorridere sulle vicissitudini tragicomiche dei tre protagonisti, ma anche gli ricorda che l’uomo comune ha il dovere di contribuire alla battaglia per l’Occidente, creando, sullo spunto del viaggio nel tempo, un parallelo tra una immaginaria tirannide romana e l’attuale regime liberticida nemico.Una impostazione analoga si ritrova nel più fortunato Time Flies prodotto in Gran Bretagna nello stesso anno.

Due marinai e una ragazza, sorpresi da una pioggia violenta nelle vicinanze di Stonehenge, cercano riparo presso le pietre di un tempio secolare, ma un fulmine li risucchia in un vortice temporale e li catapulta nell’antica Roma, ai tempi dell’imperatore Nerone. I tre vivono un’incredibile avventura alla corte di Poppea e rischiano di finire nelle fauci dei leoni, ma prima che la situazione precipiti una provvidenziale tempesta riattiva il vortice restituendoli, sani e salvi, al presente. Rispetto all’interventista produzione degli anni di guerra, Fiddlers Three è una curiosa commedia, emblematicamente pensata per sdrammatizzare l’angoscia e le incertezze del momento e, insieme, per suggerire (molto tenuamente, in verità) un messaggio di impegno civile. Il regista Harry Watt invita lo spettatore a sorridere sulle vicissitudini tragicomiche dei tre protagonisti, ma anche gli ricorda che l’uomo comune ha il dovere di contribuire alla battaglia per l’Occidente, creando, sullo spunto del viaggio nel tempo, un parallelo tra una immaginaria tirannide romana e l’attuale regime liberticida nemico.Una impostazione analoga si ritrova nel più fortunato Time Flies prodotto in Gran Bretagna nello stesso anno.

LA VERA GLORIA

LA VERA GLORIA è un film di genere documentario, guerra del 1945, diretto da Carol Reed, Garson Kanin, con David Niven. Durata 84 minuti. Distribuito da EAGLE LION.

Storia documentaria della guerra dallo sbarco in Normandia fino alla capitolazione della Germania con un’ introduzione del generale Eisenhower.Notevoli le riprese del lancio in massa dei paracadutisti durante lo sbarco in Normandia e la liberazione dei prigionieri politici dai campi di concentramento al termine delle ostilità.

Time Flies

Un eccentrico inventore autodidatta, ha costruito una “macchina del tempo” servendosi del denaro prestatogli da alcuni amici. Costoro, non essendo stati avvertiti delle sue intenzioni, vanno a reclamare il debito. Nella confusione, inavvertitamente, si attivano i comandi della macchina e tutti quanti insieme sono catapultati indietro nel tempo, all’epoca della regina Elisabetta. Gli strani viaggiatori del tempo entrano nelle simpatie della grande regina ed hanno la soddisfazione di conoscere William Shakespeare ed altri celebri personaggi, ma le autorità, equivocandone il comportamento, li condannano al rogo come pericolosi eretici e stregoni. Solo l’intraprendenza e la fantasia di Tommy, giovane assistente dello scienziato, riescono ad evitare il peggio. Commedia brillante, gag intervallate con numeri musicali, che deve forse qualcosa ad “Un americano alla corte di re Artù” e che – a detta di molti commentatori – porta per la prima volta sullo schermo la macchina del tempo. Protagonista dell’avventura è Tommy Handley, comico radiofonico molto applaudito in Inghilterra.

Un eccentrico inventore autodidatta, ha costruito una “macchina del tempo” servendosi del denaro prestatogli da alcuni amici. Costoro, non essendo stati avvertiti delle sue intenzioni, vanno a reclamare il debito. Nella confusione, inavvertitamente, si attivano i comandi della macchina e tutti quanti insieme sono catapultati indietro nel tempo, all’epoca della regina Elisabetta. Gli strani viaggiatori del tempo entrano nelle simpatie della grande regina ed hanno la soddisfazione di conoscere William Shakespeare ed altri celebri personaggi, ma le autorità, equivocandone il comportamento, li condannano al rogo come pericolosi eretici e stregoni. Solo l’intraprendenza e la fantasia di Tommy, giovane assistente dello scienziato, riescono ad evitare il peggio. Commedia brillante, gag intervallate con numeri musicali, che deve forse qualcosa ad “Un americano alla corte di re Artù” e che – a detta di molti commentatori – porta per la prima volta sullo schermo la macchina del tempo. Protagonista dell’avventura è Tommy Handley, comico radiofonico molto applaudito in Inghilterra.