The Mummy’s Tomb

Succeduto al sommo sacerdote Andoheb alla guida della setta del dio Karnak, Mehemet Bey (Turhan Bey) si trasferisce a Mapleton, nel Massachusetts, per vendicarsi dei sopravvissuti della spedizione archeologica che profanarono il sepolcro della principessa Ananka. Fingendosi guardiano del locale cimitero, Bey sguinzaglia nelle notti di luna piena la mummia Kharis contro il vecchio Banning ed il suo amico Hanson, ma commette l’errore di invaghirsi di Isobel Evans, la graziosa fidanzata di John, figlio di Banning… Il primo sequel di The Mummy’s Hand, sebbene prevedibile nell’intreccio ed appesantito da lunghe sequenze estrapolate dal film precedente e perfino dal Frankenstein del 1931, si mantiene sui livelli di un buon B-Movie fanta-orrorifico per merito delle corrette interpretazioni dei protagonisti e per la giusta dose di atmosfere sinistre. Lon Chaney Jr. – irriconoscibile sotto la maschera del “mostro” – subentra a Tom Tyler nel ruolo della mummia Kharis (…che pure era finita bruciata in The Mummy’s Hand), per la seconda volta risvegliata e zombificata dall’elisir estratto da nove foglie di “Tana”; riappaiono Dick Foran e Wallace Ford nei personaggi di Banning e di Hanson, e ritorna sullo schermo anche George Zucco nella parte di Andoheb (…che pure era stato ucciso a revolverate nella puntata precedente). Jack P. Pierce torna ad occuparsi del trucco della mummia con meticolosa attenzione, tanto da presentarla qua e là bruciacchiata nelle bende, dando per buono il finale della precedente pellicola. Agli effetti speciali collabora, anche se non accreditato, John P. Fulton, altro grande artista della Universal. Preceduto da:

Succeduto al sommo sacerdote Andoheb alla guida della setta del dio Karnak, Mehemet Bey (Turhan Bey) si trasferisce a Mapleton, nel Massachusetts, per vendicarsi dei sopravvissuti della spedizione archeologica che profanarono il sepolcro della principessa Ananka. Fingendosi guardiano del locale cimitero, Bey sguinzaglia nelle notti di luna piena la mummia Kharis contro il vecchio Banning ed il suo amico Hanson, ma commette l’errore di invaghirsi di Isobel Evans, la graziosa fidanzata di John, figlio di Banning… Il primo sequel di The Mummy’s Hand, sebbene prevedibile nell’intreccio ed appesantito da lunghe sequenze estrapolate dal film precedente e perfino dal Frankenstein del 1931, si mantiene sui livelli di un buon B-Movie fanta-orrorifico per merito delle corrette interpretazioni dei protagonisti e per la giusta dose di atmosfere sinistre. Lon Chaney Jr. – irriconoscibile sotto la maschera del “mostro” – subentra a Tom Tyler nel ruolo della mummia Kharis (…che pure era finita bruciata in The Mummy’s Hand), per la seconda volta risvegliata e zombificata dall’elisir estratto da nove foglie di “Tana”; riappaiono Dick Foran e Wallace Ford nei personaggi di Banning e di Hanson, e ritorna sullo schermo anche George Zucco nella parte di Andoheb (…che pure era stato ucciso a revolverate nella puntata precedente). Jack P. Pierce torna ad occuparsi del trucco della mummia con meticolosa attenzione, tanto da presentarla qua e là bruciacchiata nelle bende, dando per buono il finale della precedente pellicola. Agli effetti speciali collabora, anche se non accreditato, John P. Fulton, altro grande artista della Universal. Preceduto da:

Una Luz En la Ventana

Il dottor Herman assume, per corrispondenza, la giovane infermiera Angelica chiedendole di assistere la sua anziana madre malata che vive con lui in una villa fatiscente, in completo isolamento dal resto del mondo. La ragazza guarda con ottimismo alla nuova esperienza pensando, forse, che il suo sconosciuto datore di lavoro – del quale, in passato, si è parlato in termini lusinghieri negli ambienti accademici – sia soltanto un tipo eccentrico, amante della solitudine. Ma, giunta a destinazione al termine di un lungo viaggio in treno e nel pieno di una notte tempestosa, scopre, con orrore, di essere stata attirata nella lugubre dimora con un subdolo pretesto. Il dottor Herman, infatti, cerca in realtà una giovane vittima dalla quale estrarre la ghiandola pineale, nella folle speranza che il trapianto possa arrestare il doloroso disfacimento fisico che lo affligge da quando ha contratto una grave forma di acromegalia. Il destino di Angelica, prigioniera nel laboratorio segreto situato nei sotterranei della villa, sembra segnato, ma il provvidenziale intervento di un giovane che l’ha incontrata all’arrivo nella stazione e subito se ne è innamorato, la trae sana e salva dalla spaventosa avventura. Un film che testimonia l’attenzione del cinema argentino alle tematiche del fanta-horror hollywoodiano (…la casa apparentemente stregata, lo scienziato pazzo o disperato votato ad esperimenti proibiti, l’espressionismo di maniera di tanti film della Universal, l’impiego di situazioni umoristiche per alleggerire la drammaticità del racconto…) e la sua capacità di rileggerle in maniera brillante ed originale. L’esordiente Narciso Ibáñez Menta (Obras maestras del terror), nel ruolo del dottor Herman, si candida già con questa pellicola a diventare il principale “Boris Karloff” del cinema ispano-americano. Il film è conosciuto anche con il titolo internazionale A Light in the Window.

Il dottor Herman assume, per corrispondenza, la giovane infermiera Angelica chiedendole di assistere la sua anziana madre malata che vive con lui in una villa fatiscente, in completo isolamento dal resto del mondo. La ragazza guarda con ottimismo alla nuova esperienza pensando, forse, che il suo sconosciuto datore di lavoro – del quale, in passato, si è parlato in termini lusinghieri negli ambienti accademici – sia soltanto un tipo eccentrico, amante della solitudine. Ma, giunta a destinazione al termine di un lungo viaggio in treno e nel pieno di una notte tempestosa, scopre, con orrore, di essere stata attirata nella lugubre dimora con un subdolo pretesto. Il dottor Herman, infatti, cerca in realtà una giovane vittima dalla quale estrarre la ghiandola pineale, nella folle speranza che il trapianto possa arrestare il doloroso disfacimento fisico che lo affligge da quando ha contratto una grave forma di acromegalia. Il destino di Angelica, prigioniera nel laboratorio segreto situato nei sotterranei della villa, sembra segnato, ma il provvidenziale intervento di un giovane che l’ha incontrata all’arrivo nella stazione e subito se ne è innamorato, la trae sana e salva dalla spaventosa avventura. Un film che testimonia l’attenzione del cinema argentino alle tematiche del fanta-horror hollywoodiano (…la casa apparentemente stregata, lo scienziato pazzo o disperato votato ad esperimenti proibiti, l’espressionismo di maniera di tanti film della Universal, l’impiego di situazioni umoristiche per alleggerire la drammaticità del racconto…) e la sua capacità di rileggerle in maniera brillante ed originale. L’esordiente Narciso Ibáñez Menta (Obras maestras del terror), nel ruolo del dottor Herman, si candida già con questa pellicola a diventare il principale “Boris Karloff” del cinema ispano-americano. Il film è conosciuto anche con il titolo internazionale A Light in the Window.

Terremoto

Al Daily Planet, Perry White, Lois Lane e Clark Kent ascoltano increduli l’ultimatum che un sinistro scienziato, i cui tratti somatici ne fanno riconoscere la discendenza dai nativi americani, lancia alla città di New York: l’isola di Manhattan appartiente al popolo pellerossa che la abitò prima dell’arrivo dei bianchi e se non verrà ufficialmente restituita agli indiani, l’intera metropoli subirà i tragici effetti delle sue invenzioni. Quando l’uomo se va dall’ufficio, Perry e Clark stanno ancora discutendo della strana visita, ma l’impulsiva Lois Lane è già partita sulle tracce dello sconosciuto con l’intenzione di pedinarlo e trarre spunto per un articolo sensazionale. Giunta di nascosto in motoscafo ad una fatiscente baracca sul porto, la giornalista viene tradita dal riflesso sulla parete di acciaio di un ascensore celato tra le pareti di legno. Il criminale si accorge dell’intrusa: con noncuranza la invita a seguirlo, ma una volta disceso nella capsula sottomarina che gli serve da laboratorio la costringe ad assistere ai preparativi del diabolico piano. Potenti scariche elettriche sprigionate da una strana apparecchiatura saettano attraverso cavi sottomarini e scuotono con la forza di un terremoto la città danneggiando il grattacielo del Daily Planet. Clark Kent approfitta della confusione per assumere l’indentità di Superman e, scoperto che il disastro è stato originato dal mare, individua e distrugge i micidiali cavi provocando una falla alle pareti della capsula nella quale è intrappolata Lois. Vistosi perduto, il criminale torna in superficie e rimanda giù l’ascensore imbottito di dinamite per eliminare Superman che è intento a liberare la ragazza… Settimo, eccellente cartoon della serie dedica a Superman, brillantemente diretta da Dave Fleischer. Il riferimento alla “questione indiana” – davvero insolito in uno short degli anni ’40 – sul quale generalmente si sofferma l’attenzione della critica e che ha sollevato a volte riflessioni sociologiche, va visto, a nostro parere, più semplicemente nell’ottica dello spettacolo, come fulcro necessario allo svolgimento dell’avventura, e come originale espediente per aggiungere una nuova caratterizzazione allo stereotipo dello scienziato pazzo largamente utilizzato dal cinema fanta-orrorifico di quel periodo. Gli altri titoli della serie realizzata da Dave Fleischer: • Superman • Il mostro meccanico • Billion Dollar Limited • The Arctic Giant • The Bulleteers • The Magnetic Telescope • Volcano •Terror on the Midway

Al Daily Planet, Perry White, Lois Lane e Clark Kent ascoltano increduli l’ultimatum che un sinistro scienziato, i cui tratti somatici ne fanno riconoscere la discendenza dai nativi americani, lancia alla città di New York: l’isola di Manhattan appartiente al popolo pellerossa che la abitò prima dell’arrivo dei bianchi e se non verrà ufficialmente restituita agli indiani, l’intera metropoli subirà i tragici effetti delle sue invenzioni. Quando l’uomo se va dall’ufficio, Perry e Clark stanno ancora discutendo della strana visita, ma l’impulsiva Lois Lane è già partita sulle tracce dello sconosciuto con l’intenzione di pedinarlo e trarre spunto per un articolo sensazionale. Giunta di nascosto in motoscafo ad una fatiscente baracca sul porto, la giornalista viene tradita dal riflesso sulla parete di acciaio di un ascensore celato tra le pareti di legno. Il criminale si accorge dell’intrusa: con noncuranza la invita a seguirlo, ma una volta disceso nella capsula sottomarina che gli serve da laboratorio la costringe ad assistere ai preparativi del diabolico piano. Potenti scariche elettriche sprigionate da una strana apparecchiatura saettano attraverso cavi sottomarini e scuotono con la forza di un terremoto la città danneggiando il grattacielo del Daily Planet. Clark Kent approfitta della confusione per assumere l’indentità di Superman e, scoperto che il disastro è stato originato dal mare, individua e distrugge i micidiali cavi provocando una falla alle pareti della capsula nella quale è intrappolata Lois. Vistosi perduto, il criminale torna in superficie e rimanda giù l’ascensore imbottito di dinamite per eliminare Superman che è intento a liberare la ragazza… Settimo, eccellente cartoon della serie dedica a Superman, brillantemente diretta da Dave Fleischer. Il riferimento alla “questione indiana” – davvero insolito in uno short degli anni ’40 – sul quale generalmente si sofferma l’attenzione della critica e che ha sollevato a volte riflessioni sociologiche, va visto, a nostro parere, più semplicemente nell’ottica dello spettacolo, come fulcro necessario allo svolgimento dell’avventura, e come originale espediente per aggiungere una nuova caratterizzazione allo stereotipo dello scienziato pazzo largamente utilizzato dal cinema fanta-orrorifico di quel periodo. Gli altri titoli della serie realizzata da Dave Fleischer: • Superman • Il mostro meccanico • Billion Dollar Limited • The Arctic Giant • The Bulleteers • The Magnetic Telescope • Volcano •Terror on the Midway

La città della polvere

Il dottor Pennant ha scoperto una nuova formula in fase di sviluppo, di un nuovo tipo di polvere da sparo. Alcuni delinquenti cercheranno di sabotare le ricerche e di rubare le formule scientifiche, rischiando di scatenare un conflitto atomico.

Il dottor Pennant ha scoperto una nuova formula in fase di sviluppo, di un nuovo tipo di polvere da sparo. Alcuni delinquenti cercheranno di sabotare le ricerche e di rubare le formule scientifiche, rischiando di scatenare un conflitto atomico.

La fuga del gorilla

Mentre Lois Lane si aggira tra le tende e i carrozzoni di un circo da poco arrivato in città per scrivere un articolo di cronaca cittadina, una simpatica ma imprudente scimmietta armeggia con il lucchetto della gabbia che custodisce la principale attrazione dello spettacolo: “Gigantic”, un gigantesco e pericolosissimo gorilla. Le sbarre si aprono e il mostro non ci pensa due volte a fuggire suscitando il terrore tra la gente e il panico tra gli altri animali. Superman accorre prontamente per domare elefanti, leoni e pantere impazzite, ma poi deve fronteggiare in un violento corpo a corpo “Gigantic” che, nella confusione generale, ha rapito Lois.Mandati temporaneamente i vacanza i soliti sabotatori e scienziati pazzi, questa volta gli sceneggiatori Morton e Gordon contrappongono a Superman un colossale gorilla che sembra espressamente concepito sulla falsariga di King Kong. A prima vista, l’avventura potrebbe sembrare d’ordinaria amministrazione per Superman, ma il montaggio serrato, l’intelligente uso della colonna sonora e la pittoresca cornice del circo la rendono emozionante e tesa come poche altre.

Mentre Lois Lane si aggira tra le tende e i carrozzoni di un circo da poco arrivato in città per scrivere un articolo di cronaca cittadina, una simpatica ma imprudente scimmietta armeggia con il lucchetto della gabbia che custodisce la principale attrazione dello spettacolo: “Gigantic”, un gigantesco e pericolosissimo gorilla. Le sbarre si aprono e il mostro non ci pensa due volte a fuggire suscitando il terrore tra la gente e il panico tra gli altri animali. Superman accorre prontamente per domare elefanti, leoni e pantere impazzite, ma poi deve fronteggiare in un violento corpo a corpo “Gigantic” che, nella confusione generale, ha rapito Lois.Mandati temporaneamente i vacanza i soliti sabotatori e scienziati pazzi, questa volta gli sceneggiatori Morton e Gordon contrappongono a Superman un colossale gorilla che sembra espressamente concepito sulla falsariga di King Kong. A prima vista, l’avventura potrebbe sembrare d’ordinaria amministrazione per Superman, ma il montaggio serrato, l’intelligente uso della colonna sonora e la pittoresca cornice del circo la rendono emozionante e tesa come poche altre.