Blueberry

Liberamente tratto dall’omonimo fumetto del celebre Gir/Moebius. Mike Blueberry è un ragazzo turbolento della Louisiana che viene spedito nel Far West, presso uno zio, per essere raddrizzato. Dopo un confuso quanto tragico evento verrà salvato dagli indiani, che lo accoglieranno come uno di loro. Diventato uomo e sceriffo, Mike, trait d’union tra diverse culture, dovrà fronteggiare i fantasmi del proprio passato: avrà così l’occasione di trovare se stesso affrontando le proprie paure.
In una stagione in cui impazza tra i mercenari del marketing la febbre del “paragonabile solo a” e del “più -aggettivo random- di”, meglio chiarire subito: Blueberry sta a C’era una Volta il West come Natural City sta a Blade Runner, e sta a Mulholland Drive come Saw sta a Il Silenzio degli Innocenti. Solo dopo aver acquisito l’amara consapevolezza che qualcuno ai piani alti menta sapendo di mentire, o capisca oggettivamente molto poco di cinema, possiamo passare a parlare del titolo.
Fumoso più che polveroso, pur essendo ambientato nel west Blueberry non è un western, e, zeppo di omaggi formali, può essere considerato al massimo un goffo tributo ad un genere che ha fatto la storia del cinema. Per fortuna non è tutto qui. Sotto la spinta di un ritmo non irresistibile, lunghi flashback scandiranno un intreccio non lineare in senso assoluto, ma a trame abbastanza larghe da renderlo per nulla criptico.
Vendetta, estasi mistica, ricerca di se stessi, sono i temi che si intersecheranno fino a fondersi in un interessante finale alla mescalina, con un cast costantemente disorientato al punto giusto.

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Liberamente tratto dall’omonimo fumetto del celebre Gir/Moebius. Mike Blueberry è un ragazzo turbolento della Louisiana che viene spedito nel Far West, presso uno zio, per essere raddrizzato. Dopo un confuso quanto tragico evento verrà salvato dagli indiani, che lo accoglieranno come uno di loro. Diventato uomo e sceriffo, Mike, trait d’union tra diverse culture, dovrà fronteggiare i fantasmi del proprio passato: avrà così l’occasione di trovare se stesso affrontando le proprie paure.
In una stagione in cui impazza tra i mercenari del marketing la febbre del “paragonabile solo a” e del “più -aggettivo random- di”, meglio chiarire subito: Blueberry sta a C’era una Volta il West come Natural City sta a Blade Runner, e sta a Mulholland Drive come Saw sta a Il Silenzio degli Innocenti. Solo dopo aver acquisito l’amara consapevolezza che qualcuno ai piani alti menta sapendo di mentire, o capisca oggettivamente molto poco di cinema, possiamo passare a parlare del titolo.
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