Kammatograph Discs

Queste immagini, riprese alla fine dell’Ottocento, furono originariamente realizzate su dischi di vetro con emulsione fotografica, con centinaia di fotogrammi su ciascun disco. Una volta inserito nella macchina da presa, il disco ruotava su se stesso e si spostava lateralmente davanti all’obiettivo, creando così una serie di immagini a spirale dall’esterno verso il centro del disco, in modo non troppo dissimile da un disco fonografico o da un DVD. Il metodo adottato per la riproduzione di queste immagini è relativamente semplice. Un disco traslucido di materiale acrilico, di formato più o meno identico a quello del Kammatograph, viene montato su un banco ottico di ripresa dotato di piattaforma mobile con un micrometro a comando manuale. Ciascun esemplare di disco Kammatograph è collocato sul disco traslucido, e una fonte di luce dal basso illumina ogni fotogramma, e una piccola porzione di quelli adiacenti. L’immagine viene riflessa mediante uno specchio argentato posto a un angolo di 45° su un obiettivo di stampa, e attraverso di esso su una macchina da presa video CCD da 2 milioni di pixels (Modello Sony HDC-500). Ogni immagine è allineata manualmente a quella che la precede, registrata su disco (Digital Video Systems, Germania). A questo punto ogni disco Kammatograph viene nuovamente riversato su film mediante un sistema di stampa Sony (electron beam recorder). Dieci dei dodici dischi Kammatograph presentati per l’occasione sono mostrati su schermo panoramico allo scopo di illustrare altre caratteristiche del sistema quali la posizione dei fotogrammi e il movimento tra un fotogramma e l’altro. Non si è tentato in alcun modo di eliminare imperfezioni delle immagini o di migliorare la qualità ottica delle riprese.Il Kammatograph Restoration Project, un esperimento per la riproduzione di formati obsoleti a scopo di conservazione e accesso, è stato condotto presso il Sony Pictures High Definition Center a Culver City, California, nel 1997 e nel 1999. L’équipe che lo ha realizzato è composta da John Galt, James Pearman, Rafael Adame, Ken Huber, Michael Schwartz, Ed Armstrong e Dale Hunter, sotto la supervisione di Grover Crisp (Sony Pictures Entertainment) e Michael Pogorzelski (Academy Film Archive). I servizi di laboratorio sono stati gentilmente offerti dalla Cinetech. -GCLa difficoltà nel maneggiare lunghe strisce di celluloide ha finora ostacolato l’uso dell’apparato cinematografico da parte dei fotografi dilettanti. Al fine di ovviare a quest’inconveniente, Leo Kamm ha escogitato una macchina – il Kammatografo – nel quale la pellicola è sostituita da un disco di vetro. Questo disco viene fatto ruotare all’interno dell’apparecchiatura mediante un sistema di ingranaggi, e al tempo stesso si muove lateralmente. Le immagini sono impresse sul disco grazie a un obiettivo, e la rotazione del disco fa sì che le immagini prodotte si dispongano a spirale … Naturalmente il disco viene sviluppato come un normale negativo, e se ne ricava una copia positiva. Per vedere le immagini è sufficiente inserire il disco positivo nell’apparecchiatura e disporre una fonte luminosa davanti alla lente. Il disco viene fatto ruotare come al momento della ripresa, e le immagini proiettate in successione producono l’effetto dei movimenti originali. (Estratto da Nature: A weekly illustrated Journal of Science, Londra, 2 febbraio 1901.)

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Queste immagini, riprese alla fine dell’Ottocento, furono originariamente realizzate su dischi di vetro con emulsione fotografica, con centinaia di fotogrammi su ciascun disco. Una volta inserito nella macchina da presa, il disco ruotava su se stesso e si spostava lateralmente davanti all’obiettivo, creando così una serie di immagini a spirale dall’esterno verso il centro del disco, in modo non troppo dissimile da un disco fonografico o da un DVD. Il metodo adottato per la riproduzione di queste immagini è relativamente semplice. Un disco traslucido di materiale acrilico, di formato più o meno identico a quello del Kammatograph, viene montato su un banco ottico di ripresa dotato di piattaforma mobile con un micrometro a comando manuale. Ciascun esemplare di disco Kammatograph è collocato sul disco traslucido, e una fonte di luce dal basso illumina ogni fotogramma, e una piccola porzione di quelli adiacenti. L’immagine viene riflessa mediante uno specchio argentato posto a un angolo di 45° su un obiettivo di stampa, e attraverso di esso su una macchina da presa video CCD da 2 milioni di pixels (Modello Sony HDC-500). Ogni immagine è allineata manualmente a quella che la precede, registrata su disco (Digital Video Systems, Germania). A questo punto ogni disco Kammatograph viene nuovamente riversato su film mediante un sistema di stampa Sony (electron beam recorder). Dieci dei dodici dischi Kammatograph presentati per l’occasione sono mostrati su schermo panoramico allo scopo di illustrare altre caratteristiche del sistema quali la posizione dei fotogrammi e il movimento tra un fotogramma e l’altro. Non si è tentato in alcun modo di eliminare imperfezioni delle immagini o di migliorare la qualità ottica delle riprese.Il Kammatograph Restoration Project, un esperimento per la riproduzione di formati obsoleti a scopo di conservazione e accesso, è stato condotto presso il Sony Pictures High Definition Center a Culver City, California, nel 1997 e nel 1999. L’équipe che lo ha realizzato è composta da John Galt, James Pearman, Rafael Adame, Ken Huber, Michael Schwartz, Ed Armstrong e Dale Hunter, sotto la supervisione di Grover Crisp (Sony Pictures Entertainment) e Michael Pogorzelski (Academy Film Archive). I servizi di laboratorio sono stati gentilmente offerti dalla Cinetech. -GCLa difficoltà nel maneggiare lunghe strisce di celluloide ha finora ostacolato l’uso dell’apparato cinematografico da parte dei fotografi dilettanti. Al fine di ovviare a quest’inconveniente, Leo Kamm ha escogitato una macchina – il Kammatografo – nel quale la pellicola è sostituita da un disco di vetro. Questo disco viene fatto ruotare all’interno dell’apparecchiatura mediante un sistema di ingranaggi, e al tempo stesso si muove lateralmente. Le immagini sono impresse sul disco grazie a un obiettivo, e la rotazione del disco fa sì che le immagini prodotte si dispongano a spirale … Naturalmente il disco viene sviluppato come un normale negativo, e se ne ricava una copia positiva. Per vedere le immagini è sufficiente inserire il disco positivo nell’apparecchiatura e disporre una fonte luminosa davanti alla lente. Il disco viene fatto ruotare come al momento della ripresa, e le immagini proiettate in successione producono l’effetto dei movimenti originali. (Estratto da Nature: A weekly illustrated Journal of Science, Londra, 2 febbraio 1901.)

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