I testimoni

Parigi, anni ’80. Manu è un ventenne affascinante e in cerca di avventure, appena sbarcato nella capitale francese e ospite di sua sorella in una grigia camera d’albergo. Omosessuale e libertino, conduce una vita dissoluta frequentando – nelle notti all’ombra della tour Effel – bordelli e giardini pubblici. In una delle tante spedizioni notturne incontra Adrien, un medico che gli prospetta un nuovo stile di vita, presentandolo ai suoi più cari amici: Sarah e Mehdi, novella scrittrice lei e poliziotto lui, appena raggiunti dalla nascita di un figlio. I giorni felici di Parigi, cosi come il film li prospetta, vengono però bruscamente interrotti dall’arrivo di un virus micidiale e sconosciuto: l’Aids.
André Téchiné affronta un tema difficile col quale il cinema si è già più volte confrontato, muovendosi su un terreno minato che accorpa insieme la migliore tradizione francese – una nouvelle vague nostalgica ed elitaria – al sociale, raccontando la genesi di una malattia che fu il demone sottopelle di un decennio. Il regista francese si misura ancora col mondo della Parigi bene e dei circoli omosessuali (come fece con Niente baci sulla bocca), raccontando stavolta il dramma esistenziale di un giovane sieropositivo. Nel complesso un film riuscito, straordinario in ritmo e ironia nella prima parte (I giorni felici), dove i fasti della commedia brillante si mescolano a una forte caratterizzazione dei personaggi, meno nella seconda, dove il lento decorrere della malattia lascia troppo spazio ai buoni sentimenti e a una struttura debole sotto il profilo empatico e visivo. Del tutto inutile e frettolosa l’ultima parte, un tentativo mal riuscito di esorcizzare un periodo della vita che è al contempo testimonianza storica (da qui il titolo originale della pellicola) e monito alle generazioni future. Ottimo cast, da vedere.

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Parigi, anni ’80. Manu è un ventenne affascinante e in cerca di avventure, appena sbarcato nella capitale francese e ospite di sua sorella in una grigia camera d’albergo. Omosessuale e libertino, conduce una vita dissoluta frequentando – nelle notti all’ombra della tour Effel – bordelli e giardini pubblici. In una delle tante spedizioni notturne incontra Adrien, un medico che gli prospetta un nuovo stile di vita, presentandolo ai suoi più cari amici: Sarah e Mehdi, novella scrittrice lei e poliziotto lui, appena raggiunti dalla nascita di un figlio. I giorni felici di Parigi, cosi come il film li prospetta, vengono però bruscamente interrotti dall’arrivo di un virus micidiale e sconosciuto: l’Aids.
André Téchiné affronta un tema difficile col quale il cinema si è già più volte confrontato, muovendosi su un terreno minato che accorpa insieme la migliore tradizione francese – una nouvelle vague nostalgica ed elitaria – al sociale, raccontando la genesi di una malattia che fu il demone sottopelle di un decennio. Il regista francese si misura ancora col mondo della Parigi bene e dei circoli omosessuali (come fece con Niente baci sulla bocca), raccontando stavolta il dramma esistenziale di un giovane sieropositivo. Nel complesso un film riuscito, straordinario in ritmo e ironia nella prima parte (I giorni felici), dove i fasti della commedia brillante si mescolano a una forte caratterizzazione dei personaggi, meno nella seconda, dove il lento decorrere della malattia lascia troppo spazio ai buoni sentimenti e a una struttura debole sotto il profilo empatico e visivo. Del tutto inutile e frettolosa l’ultima parte, un tentativo mal riuscito di esorcizzare un periodo della vita che è al contempo testimonianza storica (da qui il titolo originale della pellicola) e monito alle generazioni future. Ottimo cast, da vedere.

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