Tre donne morali

Linda Mennella è un’insegnante di scuola elementare in pensione che ha impartito alle sue alunne una disciplina ferrea dando “lezioni intellettuali, mai corporali” e pensa che l’ignoranza sia come l’aria, “è talmente ovunque che non la vedi”. Ersilia Vallifuoco è un’ex suora scomunicata dall’ordine nel 1975 che ama Cristo quanto la celluloide e attualmente è l’esercente di una sala a luci rosse. Guarda tutti gli spettatori negli occhi, in faccia, perché “il cinema è un luogo teorico, mentale” e solitamente abbina ai porno film impegnati. Amalia Concistoro è una pittrice che ritrae donne nude coperte da soli veli, per creare quel gioco di trasparenza vedo non vedo e, finito di dipingere, infila i pennelli dalle setole di pelo di martora, morbidissimi, nel deretano delle modelle.
Tre donne diverse fra loro – ma che in comune hanno la cultura e il rigore – che si interrogano sulla morale in lucidi monologhi mentre siedono compite sul palco di un teatro – forse per la volontà del regista di trasportare lo spettatore fuori dal cinema, in un luogo non luogo – citando con disinvoltura Dante, Marx, Goethe, Pasolini, Bloch, Hölderlin e la principessa di Guerre stellari.
I riferimenti a fatti davvero accaduti, l’uso di immagini di repertorio, lo sguardo sulla morale della televisione, del cinema e dell’ambiente artistico in generale confondono lo spettatore tanto da far pensare che Linda Mennella, Ersilia Vallifuoco e Amalia Concistoro esistano davvero. Il gioco è reso ancora più credibile dal brillante parlare delle tre e dal montaggio realizzato, quasi fosse un intreccio di interviste provenienti dalla televisione degli anni ’70. Al suo primo lungometraggio Marcello Garofalo – critico cinematografico e saggista – colpisce per la freschezza e l’originalità di un prodotto che porta alla riflessione ma che al tempo stesso possiede una comicità travolgente. Applausi sentiti.

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Linda Mennella è un’insegnante di scuola elementare in pensione che ha impartito alle sue alunne una disciplina ferrea dando “lezioni intellettuali, mai corporali” e pensa che l’ignoranza sia come l’aria, “è talmente ovunque che non la vedi”. Ersilia Vallifuoco è un’ex suora scomunicata dall’ordine nel 1975 che ama Cristo quanto la celluloide e attualmente è l’esercente di una sala a luci rosse. Guarda tutti gli spettatori negli occhi, in faccia, perché “il cinema è un luogo teorico, mentale” e solitamente abbina ai porno film impegnati. Amalia Concistoro è una pittrice che ritrae donne nude coperte da soli veli, per creare quel gioco di trasparenza vedo non vedo e, finito di dipingere, infila i pennelli dalle setole di pelo di martora, morbidissimi, nel deretano delle modelle.
Tre donne diverse fra loro – ma che in comune hanno la cultura e il rigore – che si interrogano sulla morale in lucidi monologhi mentre siedono compite sul palco di un teatro – forse per la volontà del regista di trasportare lo spettatore fuori dal cinema, in un luogo non luogo – citando con disinvoltura Dante, Marx, Goethe, Pasolini, Bloch, Hölderlin e la principessa di Guerre stellari.
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