Perhaps Love

Peter Chan torna alla regia dopo sei anni – se si esclude un episodio del film horror collettivo Three nel 2002 – e lo fa con una produzione di proporzioni colossali, frutto dei grandi successi che il regista tailandese ha riscosso negli ultimi anni con la sua attività di produttore.
Perhaps Love è un inedito melting pot di culture e tradizioni diverse che, contro ogni pronostico, si risolve in qualcosa di estremamente riuscito e gradevole: la fotografia di Chris Doyle (Hero, 2046) e Peter Pau (La tigre e il dragone) che lo ha sostituito a metà lavorazione; le coreografie di ballo di Farah Khan, vera istituzione a Bollywood, e quelle acrobatiche di Wei Tung, suo omologo hongkongese; le scenografie e i costumi di ispirazione tardo-vittoriana; le canzoni da opera-pop; il romanticismo all’italiana; sono tutti elementi che riescono a coesistere e a non stridere uno accanto all’altro in questa struggente storia d’amore, raccontata su due piani che si intersecano, su un set e nella vita reale. Il regista Nie Wen sta girando un nuovo, grandioso musical: protagonista è una ragazza fuggita dalla miseria che viene accolta dal direttore di un circo che la fa diventare una stella del trapezio e la sua amata compagna. Ma un giorno arriva al circo un ragazzo che lei ha amato dieci anni prima, e che non vuole rinunciare a questo amore. In un gioco di specchi, qualcosa di molto simile accade sul set del musical: Nie Wen è un regista che, come il direttore del circo, ha reso celebre la bella Sun che è la protagonista nel film. L’attore che invece interpreta il ragazzo è invece Lin, che dieci anni prima amava, riamato, Sun, quando i due erano poveri in canna: ma Sun ha coscientemente voluto rimuoverlo dalla sua memoria, e non vuole riconoscerlo. Il passato verrà a galla impetuoso, nonostante gli sforzi di cancellarlo per sempre, sul set e nella vita reale.
Forse poco adatto ad un pubblico europeo, questa sorta di Chicago all’orientale è un film di fattura eccelsa, con un trio di attori bravissimi e una vena melodrammatica di grande presa che non straborda mai, e che rischia di strappare una lacrimuccia anche al più duro dei cuori.

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Peter Chan torna alla regia dopo sei anni – se si esclude un episodio del film horror collettivo Three nel 2002 – e lo fa con una produzione di proporzioni colossali, frutto dei grandi successi che il regista tailandese ha riscosso negli ultimi anni con la sua attività di produttore.
Perhaps Love è un inedito melting pot di culture e tradizioni diverse che, contro ogni pronostico, si risolve in qualcosa di estremamente riuscito e gradevole: la fotografia di Chris Doyle (Hero, 2046) e Peter Pau (La tigre e il dragone) che lo ha sostituito a metà lavorazione; le coreografie di ballo di Farah Khan, vera istituzione a Bollywood, e quelle acrobatiche di Wei Tung, suo omologo hongkongese; le scenografie e i costumi di ispirazione tardo-vittoriana; le canzoni da opera-pop; il romanticismo all’italiana; sono tutti elementi che riescono a coesistere e a non stridere uno accanto all’altro in questa struggente storia d’amore, raccontata su due piani che si intersecano, su un set e nella vita reale. Il regista Nie Wen sta girando un nuovo, grandioso musical: protagonista è una ragazza fuggita dalla miseria che viene accolta dal direttore di un circo che la fa diventare una stella del trapezio e la sua amata compagna. Ma un giorno arriva al circo un ragazzo che lei ha amato dieci anni prima, e che non vuole rinunciare a questo amore. In un gioco di specchi, qualcosa di molto simile accade sul set del musical: Nie Wen è un regista che, come il direttore del circo, ha reso celebre la bella Sun che è la protagonista nel film. L’attore che invece interpreta il ragazzo è invece Lin, che dieci anni prima amava, riamato, Sun, quando i due erano poveri in canna: ma Sun ha coscientemente voluto rimuoverlo dalla sua memoria, e non vuole riconoscerlo. Il passato verrà a galla impetuoso, nonostante gli sforzi di cancellarlo per sempre, sul set e nella vita reale.
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