Zebraman

Un uomo mediamente infelice, dalla famiglia disastrata e dall’attitudine vittimista ha una sola passione: Zebraman, il supereroe protagonista di una serie televisiva di quart’ordine. Per questo passa tutto il suo tempo libero a cucirsi un costume identico a quello dell’eroe e nel disperato tentativo di vivere, anche per finta, un’identità più soddisfacente comincia a girare di notte indossandolo e atteggiandosi ad eroe. Le conseguenze sono immediatamente nefaste vista l’inettitudine del soggetto, capita però che contemporaneamente alcuni alieni stiano progettando di prendere il controllo della Terra, occasione perfetta per l’inetto di trasformarsi in eroe. La trasformazione però sarà tanto incredibile quanto immotivata. Alle volte i sogni diventano realtà senza un perché. E’ lo stesso Takashi Miike a sostenere che Zebraman sia un film “realizzato senza tenere conto del pubblico” e frutto di un lavoro “più di muscoli e budella che d’intelletto” ed ha ragione. Zebraman è quanto di più anticonvenzionale si possa vedere e al tempo stesso un film puramente di genere, in cui l’azione e la comicità grottesca sembrano essere le uniche cose importanti. Proprio per questo, per la sua onestà e la sua asciuttezza, il film è anche una delle opere migliori di un regista tra i più prolifici del pianeta. La parabola del protagonista, da inetto ad eroe solo grazie alla forza dei sogni, la costanza con cui Miike riesce a spiazzare di continuo gli spettatori, dimostrando loro che esiste un altro modo di pensare e fare cinema, il modo raffinato di giocare con le immagini e la pop culture per dipingere un mondo interamente di serie B (dai prodotti fruiti, alle speranze dei personaggi fino ad alcune trovate comiche) e infine ua direzione totalmente invisibile degna del cinema americano degli anni ’30, si sposano come mai prima. Sono lontane le derive deliranti di tante sue opere, Zebraman è un divertissment per lui in primis e di conseguenza anche per il pubblico, realizzato in poco tempo ma con l’abilità di chi sa fare tantissimo con pochissimo curando fino all’ultimo dettaglio (la canzone finale è una raffinatezza unica), un film la cui maggior qualità è la povertà di mezzi che diventa ricchezza di idee.

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Un uomo mediamente infelice, dalla famiglia disastrata e dall’attitudine vittimista ha una sola passione: Zebraman, il supereroe protagonista di una serie televisiva di quart’ordine. Per questo passa tutto il suo tempo libero a cucirsi un costume identico a quello dell’eroe e nel disperato tentativo di vivere, anche per finta, un’identità più soddisfacente comincia a girare di notte indossandolo e atteggiandosi ad eroe. Le conseguenze sono immediatamente nefaste vista l’inettitudine del soggetto, capita però che contemporaneamente alcuni alieni stiano progettando di prendere il controllo della Terra, occasione perfetta per l’inetto di trasformarsi in eroe. La trasformazione però sarà tanto incredibile quanto immotivata. Alle volte i sogni diventano realtà senza un perché. E’ lo stesso Takashi Miike a sostenere che Zebraman sia un film “realizzato senza tenere conto del pubblico” e frutto di un lavoro “più di muscoli e budella che d’intelletto” ed ha ragione. Zebraman è quanto di più anticonvenzionale si possa vedere e al tempo stesso un film puramente di genere, in cui l’azione e la comicità grottesca sembrano essere le uniche cose importanti. Proprio per questo, per la sua onestà e la sua asciuttezza, il film è anche una delle opere migliori di un regista tra i più prolifici del pianeta. La parabola del protagonista, da inetto ad eroe solo grazie alla forza dei sogni, la costanza con cui Miike riesce a spiazzare di continuo gli spettatori, dimostrando loro che esiste un altro modo di pensare e fare cinema, il modo raffinato di giocare con le immagini e la pop culture per dipingere un mondo interamente di serie B (dai prodotti fruiti, alle speranze dei personaggi fino ad alcune trovate comiche) e infine ua direzione totalmente invisibile degna del cinema americano degli anni ’30, si sposano come mai prima. Sono lontane le derive deliranti di tante sue opere, Zebraman è un divertissment per lui in primis e di conseguenza anche per il pubblico, realizzato in poco tempo ma con l’abilità di chi sa fare tantissimo con pochissimo curando fino all’ultimo dettaglio (la canzone finale è una raffinatezza unica), un film la cui maggior qualità è la povertà di mezzi che diventa ricchezza di idee.

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