Tully in streaming altadefinizione

Film del 2018

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Tully
  Valutazione film 3,00
Marlo ha più di quarant'anni, due figli (di cui uno "problematico") e un terzo in arrivo, e non ne può proprio più. Fin dalle prime scene la vediamo sull'orlo di un esaurimento nervoso, nonostante la bella casa e il marito affettuoso. Il fratello Craig, che è diventato ricco anche se, come Marlo, è partito da una condizione disagiata, le offre come regalo di maternità una nanny notturna, di quelle che permettono alle neomamme di svegliarsi solo al momento della poppata e riaddormentarsi subito dopo. Inizialmente Marlo rifiuta, un po' per orgoglio e un po' perché non le piace l'idea di delegare il ruolo materno ad una sconosciuta.
Ed è proprio dal disfacimento fisico, ancora più notevole visto che la bellissima Charlize Theron, che interpreta il ruolo di Marlo, ha accettato di ingrassare di 23 chili e alterare il suo aspetto come aveva fatto per Monster, la prima rappresentazione autentica della maternità in Tully: mettendo in mostra impietosamente tutti i suoi cedimenti fisici di puerpera attempata Marlo denuncia visivamente quel malessere che viene sottaciuto verbalmente, ma che dovrebbe essere evidente a chiunque - in primis il marito gentile ma inefficiente. Tully è la terza collaborazione filmica fra la sceneggiatrice Diablo Cody e il regista Jason Reitman, dopo Juno e Young Adult, e la seconda con protagonista Charlize Theron. Un filo rosso collega i tre i film, ed è la rappresentazione di un femminile che sfida il politically correct: dalla teenager ribelle e incinta Juno alla scrittrice anarchica che rifiuta di crescere Mavis fino a Marlo, Diablo Cody (ex teenager ribelle ed ex autrice anarchica, ora madre di tre figli) espone allo sguardo del pubblico le contraddizioni dell'essere donna cercando di smarcarsi dalle aspettative socioculturali. È uno sforzo paragonabile a quello dei Prigioni di Michelangelo, e anche il lavoro della Cody conserva una parte di "marmo muto": Marlo, nel suo rivendicare il desiderio di rimanere persona pensante e godereccia, cerca però in Tully una sostituta al ruolo materno tradizionale - la nanny cucina i cupcake che Marlo il giorno dopo offre ai compagni di scuola del figlio, pulisce casa e riempe i vasi di fiori freschi. Sarebbe stato assai più sovversivo mostrare che Tully aiuta Marlo a fregarsene di essere una madre perfetta e ad accettare la propria natura ribelle e gioiosa: un po' come faceva la rocchettara Ricki in Dove eravamo rimasti, l'ultimo film di Jonathan Demme, firmato sempre da Diablo Cody.
Cody e Reitman sono però molto bravi (e coraggiosi) nell'immergerci, nella prima mezz'ora del film, dentro la nebbia in cui ogni neomamma precipita durante i primi mesi se non ha aiuti in casa, nemmeno da parte di un marito che rimane marginale rispetto alla fatica della moglie. Il montaggio veloce (di Stefan Grube) descrive visivamente il loop di pappa-cacca-(mancanza di) nanna, quello che ti fa dire "Ma non l'avevo appena fatto?": un loop autentico e riconoscibile, così come è riconoscibile (e assai poco rivelata al cinema) la nostalgia feroce di una neomamma per la se stessa più giovane, più magra, più libera che si è lasciata alle spalle. Quel che conta è il punto di vista profondamente femminile con cui Marlo, nelle sue conversazioni notturne con Tully, delinea i suoi desideri: una narrazione che fa ben sperare per lo sviluppo di uno storytelling al femminile. Che il nostro immaginario cinematografico sia informato al punto di vista maschile è dimostrato al fatto che, durante la visione di Tully, ci aspettiamo che la storia viri verso l'horror, con la nanny procace e capace che si impossessa della vita della madre sformata e imbranata, oppure verso il lesbo chic, con le due donne che decidono che fare sesso fra di loro è meglio che farlo con l'uomo di casa. Nulla di ciò succede, ma c'è una sorpresa finale "alla Shyamalan" che da un lato spiega alcuni sviluppi poco credibili della storia, dall'altro ne vanifica lo spirito sovversivo. Se Mary Poppins di fatto permetteva alla signora Banks di continuare a fare la suffragetta, rimandando a Mr. Banks l'onere di trovare un dialogo con i figli, Tully restituisce a Marlo il fardello della maternità titanica (non diciamo in che modo, per non fare spolier). In questo senso il film di Reitman da un lato mostra una genuina empatia per ogni donna che ha avuto a che fare con la fatica (oltre che la gioia) della maternità, dall'altro non riesce a sgravare la sua protagonista dalla necessità di adeguarsi alle aspettative tradizionali del ruolo materno. Anche il consueto tono sardonico della Cody si limita a battute a raffica (eccessivamente letterarie) fra Marlo e Tully e non va a colpire i veri bersagli della storia: il marito, la preside, la cognata perfettina (a sua volta stereotipo cinematografico dei più sessisti), il figlio che tira calci al sedile della madre. Come in tutte le storie di emancipazione (non solo femminile) si procede due passi avanti e uno indietro. Ma il passo avanti compiuto da Tully è comunque un vettore positivo di cui essere grati. 


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