Transit

Le truppe germaniche hanno raggiunto Parigi e ora scendono verso il sud della Francia. Georg, un rifugiato tedesco, è riuscito a raggiungere Marsiglia. Ha con sé i documenti, un visto per l’ambasciata messicana e il manoscritto di un romanzo di Weidel, uno scrittore che si è suicidato temendo di essere catturato. Georg ha assunto la sua identità ed ora è alla ricerca di un passaggio su una nave americana. Ma l’incontro con Marie, una giovane donna che è in cerca del marito scomparso e che nel frattempo si è legata a un medico, muta i suoi progetti.
Il protagonista del libro era un comunista che cercava temporaneo rifugio in una ‘zona libera’. Quando però è giunto il momento di realizzare il film Petzold ha sentito la necessità di spostare la vicenda nel presente. Il film, evitando la ricostruzione d’epoca, offre così una nuova significazione alla storia. In tempi di risorgenti nazionalismi mostra come la lezione della Storia potrebbe essere facilmente dimenticata per farci ripiombare in un passato purtroppo perfettamente riproducibile. Transit, grazie a questa trasposizione temporale evidenzia un pregio e un difetto. Il secondo è legato a una struttura decisamente troppo letteraria che affida alla voce narrante la descrizione dei sentimenti e dei pensieri dei protagonisti come se gli attori non fossero in grado di esprimerli mentre ciò non accade grazie alla prestazione eccellente di Franz Rogowski e Paula Beer che tutti ricordano quale ottima protagonista di Frantz. Si sente cioè in maniera forse eccessiva il peso che la presenza del romanzo ha avuto nella stesura della sceneggiatura. Questo elemento negativo non riesce però ad inficiare la descrizione accurata di quella ‘no man’s land’ che diventano i luoghi di confkuenza di coloro che stanno sfuggendo a una persecuzione. Georg, Richard, Marie, Driss, figlio di un compagno di fuga del protagonista che non ce l’ha fatta, sono dei fantasmi degli esseri umani che furono. Sono, appunto, in transito o ne cercano uno. Le loro esistenze sono sospese tra la vita e la morte che si avvicina giorno dopo giorno o che può coglierli in maniera inattesa. Questa condizione esistenziale che, con pelli di colore diverso, ancora centinaia di migliaia di persone stanno vivendo, viene declinata nell’apparente quiete di una solare città di mare. Marsiglia diviene così un luogo di intreccio di vite che aspirano a tornare a vivere nel senso pieno del termine e che tendono, anche se talvolta inconsciamente, a poter riprendere in mano un destino che non riguarda solo loro. 

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Il protagonista del libro era un comunista che cercava temporaneo rifugio in una ‘zona libera’. Quando però è giunto il momento di realizzare il film Petzold ha sentito la necessità di spostare la vicenda nel presente. Il film, evitando la ricostruzione d’epoca, offre così una nuova significazione alla storia. In tempi di risorgenti nazionalismi mostra come la lezione della Storia potrebbe essere facilmente dimenticata per farci ripiombare in un passato purtroppo perfettamente riproducibile. Transit, grazie a questa trasposizione temporale evidenzia un pregio e un difetto. Il secondo è legato a una struttura decisamente troppo letteraria che affida alla voce narrante la descrizione dei sentimenti e dei pensieri dei protagonisti come se gli attori non fossero in grado di esprimerli mentre ciò non accade grazie alla prestazione eccellente di Franz Rogowski e Paula Beer che tutti ricordano quale ottima protagonista di Frantz. Si sente cioè in maniera forse eccessiva il peso che la presenza del romanzo ha avuto nella stesura della sceneggiatura. Questo elemento negativo non riesce però ad inficiare la descrizione accurata di quella ‘no man’s land’ che diventano i luoghi di confkuenza di coloro che stanno sfuggendo a una persecuzione. Georg, Richard, Marie, Driss, figlio di un compagno di fuga del protagonista che non ce l’ha fatta, sono dei fantasmi degli esseri umani che furono. Sono, appunto, in transito o ne cercano uno. Le loro esistenze sono sospese tra la vita e la morte che si avvicina giorno dopo giorno o che può coglierli in maniera inattesa. Questa condizione esistenziale che, con pelli di colore diverso, ancora centinaia di migliaia di persone stanno vivendo, viene declinata nell’apparente quiete di una solare città di mare. Marsiglia diviene così un luogo di intreccio di vite che aspirano a tornare a vivere nel senso pieno del termine e che tendono, anche se talvolta inconsciamente, a poter riprendere in mano un destino che non riguarda solo loro. 

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