The Banquet

Nella Cina delle Cinque Dinastie e dei Dieci Regni il principe Wu Luan, in esilio per amore, pratica le arti della danza e della musica. A Palazzo suo padre sposa e incorona imperatrice l’incantevole Wan, la donna amata dal principe. Il crudele Li, ambizioso fratello dell’imperatore lo fa assassinare, ne usurpa il trono, ne sposa la sposa e invia dei sicari per uccidere Wu Lan. Il principe, avvisato da fedeli cortigiani, scampa al delitto, e raggiunge la reggia in cerca di vendetta. Intrighi di corte e triangoli amorosi condurranno al sontuoso banchetto del titolo dove si decideranno le sorti di principi, imperatrici, usurpatori e servitori.
Siamo intorno al 950 e siamo nella Cina kolossal(e) di Feng Xiaogang dove tutto è grazia e bellezza ma anche crudeltà e barbarie. Alla corte dell’imperatrice Wan, interpretata da Zhang Ziyi, già musa ispiratrice per Zhang Yimou e conturbante ribelle nella sua Foresta dei pugnali volanti, si mette in scena Shakespeare e si ricostruisce un teatro di bambù del tutto simile al circolare Globe Theatre londinese. Il film di Feng Xiaogang non si limita a trasporre l’Amleto shakespeariano, ma aggiunge alle atmosfere elisabettiane suggestioni tutte orientali. Se il plot è noto, a sorprendere e a incantare, nella loro ricercata armonia, sono le coreografie in assenza di gravità da Yuen Wo-Ping, già maestro di danza e di arte marziali per Tsui Hark e Ang Lee. Il coreografo orientale è successivamente approdato ad Hollywoodland per impartire lezioni di danza ai fratelli Watchowski e dare velocità alla loro celebre trilogia (Matrix), e ancora per accompagnare nella danza la sposa massacrata dal Bill di Tarantino. I suoi attori, silenziosi e aggraziati, si muovono sul set come sulle tavole di un palcoscenico, scivolando in scena lungo scivoli o corridoi che invitano al banchetto e conducono all’epilogo, bagnato di sangue e musicato dal metallo delle spade.

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Nella Cina delle Cinque Dinastie e dei Dieci Regni il principe Wu Luan, in esilio per amore, pratica le arti della danza e della musica. A Palazzo suo padre sposa e incorona imperatrice l’incantevole Wan, la donna amata dal principe. Il crudele Li, ambizioso fratello dell’imperatore lo fa assassinare, ne usurpa il trono, ne sposa la sposa e invia dei sicari per uccidere Wu Lan. Il principe, avvisato da fedeli cortigiani, scampa al delitto, e raggiunge la reggia in cerca di vendetta. Intrighi di corte e triangoli amorosi condurranno al sontuoso banchetto del titolo dove si decideranno le sorti di principi, imperatrici, usurpatori e servitori.
Siamo intorno al 950 e siamo nella Cina kolossal(e) di Feng Xiaogang dove tutto è grazia e bellezza ma anche crudeltà e barbarie. Alla corte dell’imperatrice Wan, interpretata da Zhang Ziyi, già musa ispiratrice per Zhang Yimou e conturbante ribelle nella sua Foresta dei pugnali volanti, si mette in scena Shakespeare e si ricostruisce un teatro di bambù del tutto simile al circolare Globe Theatre londinese. Il film di Feng Xiaogang non si limita a trasporre l’Amleto shakespeariano, ma aggiunge alle atmosfere elisabettiane suggestioni tutte orientali. Se il plot è noto, a sorprendere e a incantare, nella loro ricercata armonia, sono le coreografie in assenza di gravità da Yuen Wo-Ping, già maestro di danza e di arte marziali per Tsui Hark e Ang Lee. Il coreografo orientale è successivamente approdato ad Hollywoodland per impartire lezioni di danza ai fratelli Watchowski e dare velocità alla loro celebre trilogia (Matrix), e ancora per accompagnare nella danza la sposa massacrata dal Bill di Tarantino. I suoi attori, silenziosi e aggraziati, si muovono sul set come sulle tavole di un palcoscenico, scivolando in scena lungo scivoli o corridoi che invitano al banchetto e conducono all’epilogo, bagnato di sangue e musicato dal metallo delle spade.

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