The Predator

Lo sniper Quinn McKenna impegnato in una missione in Messico si trova improvvisamente di fronte a un Predator. Riesce a impadronirsi del suo casco e di un copri braccio che invia al proprio domicilio come prova dell’incontro con l’alieno. Quando il pacco arriva è il figlio Rory, che soffre di una forma particolare di autismo, ad aprirlo e a mettere in funzione un dispositivo molto particolare. Intanto il Predator, che potrebbe non essere solo, fa sentire la sua presenza.
Predator del 1987 poteva interpretare lo spirito di questo reboot?
Messo alla prova il nostro dimostra di saperci fare. Sulla carta non si presentava come un’impresa facile il trovare nuovo materiale per dare sostanza alla narrazione. Shane non dimentica che un po’ di deja vu è necessario per accontentare i fan e ce lo dichiara fin dalle prime sequenze, avvertendoci al contempo che non mancherà la giusta dose di azione. Che innerva però con un quantitativo notevole di ironia. Affida il compito soprattutto al plotoncino di ex soldati che affianca Quinn nella caccia al Predator. Ognuno di loro è un abile combattente ma messi insieme sembrano un gruppo di adolescenti in gita scolastica che si farebbero fare a pezzi pur di dire l’ultima battuta (quella su Whoopi Goldberg è da antologia). Siamo però nel secondo decennio degli anni 2000 e quindi come sottotraccia diventa indispensabile inserire qualche tema al centro dell’attenzione. Ecco allora che Rory soffre di una disabilità che lo rende vittima di atti di bullismo. Senza aver bisogno di trasformarsi in supereroe basta che indossi il casco del Predator (cosa di meglio della festa di Halloween per mascherarsi in modo strano?) e il suo riscatto non tarderà a manifestarsi in modo eclatante.
Se poi ci si aggiunge la bella biologa incaricata di indagare sulla fisiologia dell’alieno si vedrà che non poteva mancare un ammiccamento al #metoo circondandola di machi che non le risparmiano riferimenti sessuali. Dato poi che a volte la realtà si insinua anche nei film di science fiction, una scena in cui era presente l’attore Steve Wilder Striegel è stata tagliata last minute dopo che Olivia Munn, che interpreta la biologa, lo ha preteso visto che Strieger è stato accusato di essere un ‘predatore’ sessuale. Tutto questo, è bene ripeterlo, non ha mai indebolito né il ritmo complessivo né le scene di azione alcune delle quali potrebbero spingerci a pensare che non tutti i Predator (quelli alieni) vengono per nuocere. 

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Se poi ci si aggiunge la bella biologa incaricata di indagare sulla fisiologia dell’alieno si vedrà che non poteva mancare un ammiccamento al #metoo circondandola di machi che non le risparmiano riferimenti sessuali. Dato poi che a volte la realtà si insinua anche nei film di science fiction, una scena in cui era presente l’attore Steve Wilder Striegel è stata tagliata last minute dopo che Olivia Munn, che interpreta la biologa, lo ha preteso visto che Strieger è stato accusato di essere un ‘predatore’ sessuale. Tutto questo, è bene ripeterlo, non ha mai indebolito né il ritmo complessivo né le scene di azione alcune delle quali potrebbero spingerci a pensare che non tutti i Predator (quelli alieni) vengono per nuocere. 

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