Pacific Rim - La Rivolta in streaming altadefinizione

Film del 2016

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Pacific Rim - La Rivolta
  Valutazione film 2,00
Jake Pentecost, il figlio dell'eroico Stacker Pentecost, non è come suo padre e ha infatti lasciato il corpo speciale di piloti degli enormi robot detti jaeger per vivere alla giornata tra piccoli furti e truffe. Finisce però nei guai per colpa di una ragazzina, Amara Namani, e potrà tirarsene fuori solo se accetterà di partecipare a un programma di addestramento di nuovi piloti. Questa attività sembra diventare inutile quando Liwen Shao annuncia il suo progetto: nuovi jaeger pilotati in remoto come droni, realizzati insieme allo scienziato Newt Geiszler. Il suo ex collega Hermann Gottlieb ha invece una diversa invenzione in cantiere: propulsori a base di sangue di kaiju per rendere più rapido l'impiego dei jaeger. Nonostante tutti questi avanzamenti, i piloti e gli scienziati saranno presi in contropiede da un misterioso jaeger che attacca le industrie Shao.
Il problema di Pacific Rim: La rivolta è a ben vedere proprio qui: al posto di capitalizzare sul lavoro di introduzione svolto nel precedente capitolo, ci ritroviamo dieci anni dopo con nuovi personaggi e tutti loro devono essere a loro volta introdotti, così anziché approfondire si torna indietro. Oltretutto questi nuovi piloti sono tratteggiati per stereotipi e la scelta di portare l'azione alla luce del sole rende gli scontri più prosaici e meno drammatici. Il tema dei droni non è poi minimamente approfondito perché una svolta della trama sposta tutto in un'altra e più banale direzione sui pericoli della ricerca scientifica. Sul fronte spettacolare la varietà tra i jaeger è sfruttata solo in una battaglia e i kaiju appaiono più grigi che mai, inoltre negli scontri in città i palazzi s'infrangono come fossero di cristallo. Non si vedeva una tale gratuita devastazione urbana dal "destruction porn" di Man of Steel, ma almeno Zack Snyder sapeva dare un maggior impatto fisico e drammatico al crollo dei grattacieli - e ancora meglio di lui aveva fatto Gareth Edwards con il suo Godzilla.
Steven DeKnight invece sembra guardare come gamma cromatica alla chiarezza dei film Marvel, ma del franchise di Kevin Feige gli mancano sia i personaggi sia l'ironia: non c'è investimento emotivo nella catastrofe, non c'è tensione per chi vi è coinvolto e anche come puro spettacolo risulta esagerato e ridicolo. Basti confrontare il lungo scontro a Tokyo di questo nuovo capitolo con la breve scena del film di Del Toro in cui Mako Mori, ancora bambina, veniva salvata da Stacker Pentecost proprio a Tokyo: la differenza nel rendere reale la distruzione è impressionante. DeKnight si affida per altro a personaggi che sembrano usciti da Transformers, in modo quasi letterale per Amara Namani che ripara robot in una discarica più o meno come faceva la ragazzina al fianco di Cade Yaeger in Transformers - L'ultimo cavaliere. Nei jaeger pilotati da droni, interamente bianchi, sembra citare invece gli EVA di The End of Evangelion, ma si tratta di una suggestione che evapora molto in fretta. A livello tematico colpisce poi come l'ammiccamento al mercato cinese, che aveva più o meno salvato il film precedente dal flop, sia in fondo contenuto, ridotto a un personaggio marginale, senza dare ancora una volta spessore ai piloti cinesi. C'era molta più multiculturalità nel film precedente, con un americano affiancato a una giapponese, di quanto non ce ne sia in questo nuovo capitolo, dove il protagonista è un nero americano, ma non viene dato nessun peso alla sua identità etnica, e ha come co-piloti solo altri americani. Un ulteriore impoverimento rispetto al film di Del Toro, che del confrontare e superare le barriere culturali faceva uno dei propri punti di forza. L'arco narrativo di Jake Pentecost - interpretato da John Boyega che è anche tra i producer del film - è per altro di totale prevedibilità, legato al tema del rapporto con il padre, di cui inizialmente rifiuta l'eredità ma di cui dimostrerà di saper ripetere i discorsi di incitamento, abbracciandone quindi la memoria. Allo stesso modo la conflittualità con il co-pilota, interpretato dal legnoso Scott Eastwood, rimane sui generis e l'interesse romantico che entrambi avrebbero per la bella Jules Reyes è liquidato in poche scene, quasi fosse una sottotrama tagliata al montaggio. Tornano con ruoli sopra le righe Charlie Day e Burn Gorman, nei panni dei due scienziati che sono il vero trait d'union con il film di Del Toro, mentre la parte di Rinko Kikuchi è poco più di un cameo e il protagonista del film precedente, Raleigh Becket interpretato da Charlie Hunnam, non viene neppure nominato. È cambiato del resto anche l'intero cast tecnico: sceneggiatore, regista, direttore della fotografia e musicista, sebbene la nuova colonna sonora non manchi di citare, in versione riarrangiata, il tema del primo film, che era stato firmato da Ramin Djawadi. Più povero, del tutto risaputo e con minore atmosfera, il nuovo Pacific Rim ha tutti i difetti di un dimenticabile sequel per l'home video, ma è troppo costoso per quella destinazione. 


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