Ocean's 8 in streaming altadefinizione

Film del 2018

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Ocean's 8
  Valutazione film 2,50
Debbie Ocean ha passato cinque anni in carcere a progettare un colpo del secolo degno delle imprese del fratello Danny, ormai dato per morto. Il piano di Debbie è ambizioso: rubare una collana di Cartier del valore di 150 milioni di dollari, e farlo durante il Gala annuale del Metropolitan Museum. Ma per portare a termine quel piano ha bisogno di alleate, tutte donne perché "un lui si nota e una lei si ignora". La prima componente della banda è la sua partner storica nel crimine, la biker Louise. Seguono un'esperta di gioielli, una hacker, una borseggiatrice, una stilista di moda e una ricettatrice. Riusciranno le nostre antieroine a mettere a segno la grande truffa?
Ocean's 11 - prima quello storico del 1960 con protagonista il Rat Pack di Frank Sinatra, poi i tre segmenti diretti da Steven Soderbergh e interpretati da George Clooney e compagni.
Qui cambiano sia il regista che lo sceneggiatore, che diventa una sceneggiatrice: ed è probabilmente proprio questo il primo problema. Infatti Gary Ross, il regista di Big ma anche di Hunger Games, ha cofirmato il copione insieme alla sceneggiatrice Olivia Milch, autrice (e regista) del pluripremiato film indipendente Dude. Il risultato è un copione "tiro alla fune" fra le sensibilità di un maschio sessantenne (Ross) e di una femmina trentenne (Milch). Forse sarebbe stato meglio che il progetto venisse consegnato interamente nelle mani sella seconda, acerbe ma in linea con i tempi e con le tematiche femminili. La regia e la scrittura di Ross denotano infatti due problemi: la carenza del ritmo agile e brillante degli episodi narrati da Soderbergh, e l'andamento ondivago di una trama i cui elementi più sovversivi vengono in superficie solo qui e là, come un fiume carsico, a bucare la superficie patinata della trama portante. Ocean's 8 si abbandona a dichiarazioni "femministe", ma queste suonano come proclami pomposi, allo stesso modo dei superlativi "il colpo del secolo", "l'evento mondano dell'anno" e "la sorveglianza museale più sicura del mondo". Anche il meccanismo della truffa risulta meccanico e ridondante, oltreché ricco di implausibilità. Per contro, l'attenzione ai dettagli "al femminile" fa la differenza in positivo: il furto iniziale di Debbie nello spocchioso reparto cosmetici dei grandi magazzini Bergdorf (che susciterà fra le spettatrici lo stesso entusiasmo della shopping session di Pretty Woman fra le odiose commesse di Beverly Hills), o l'uso di un fasciatoio in un bagno pubblico come piano d'appoggio per catalogare diamanti.
Ocean's 8 avrebbe funzionato meglio se avesse compiuto due operazioni radicali: reinventare da zero i personaggi secondo una sensibilità muliebre, invece di farne cloni a genere invertito della banda di Clooney; e strutturare tutta la truffa facendo leva sulle aspettative stereotipate nei confronti delle donne. Una strategia, questa, che il film adotta in minima parte, ad esempio ricordando la sacralità inviolabile del bagno delle donne, l'ingenuità strategica di alcune signore, o l'attenzione femminile all'alimentazione vegana e gluten free. Invece il film cade vittima delle peggiori derive dei movimenti Time's Up e Me Too (di per sé sacrosanti), come l'accento su una solidarietà femminile senza ombre che, di fatto, priva la trama di quel complice involontario così prezioso nella struttura narrativa di Ocean's 11. In Ocean's 8 mancano gli ostacoli, il contradditorio, e persino un avversario (o avversaria) degno di questo nome. L'unico "cattivo" è l'ex fidanzato di Debbie, talmente imbecille che non capiamo come una donna in gamba come lei possa esserci cascata - se non nell'assunto stereotipato che anche le donne più intelligenti, quando c'è di mezzo il cuore, diventano decerebrate. Intendiamoci: Ocean's 8 è un film godibile, con un cast stellare (il cui elemento migliore resta però Awkwafina nel ruolo della borseggiatrice Constance: guarda caso, già protagonista di Dude). I costumi e le scenografie sono così sovraccarichi di glamour che Ocean's 8 sembra più una puntata thriller di Sex and the City che un episodio della saga di Ocean. Per non parlare degli innumerevoli cammei di icone pop, da Anna Wintour a Heidi Klum, da Kendall Jenner a Kim Kardashian. E ciò nonostante, il film di Ross perde l'occasione di essere un exposé del culto dell'apparenza del quale le donne sono portabandiera e vittime, o una denuncia del paradigma di ostentazione e celebrità di cui Hollywood si nutre. Se la sceneggiatura avesse dedicato più tempo a delineare i personaggi, se le protagoniste fossero state meno preoccupate di passare per ventenni strafighe, se infine Debbie e Louise avessero potuto dimostrare lo charme casuale di un George Clooney invece che una legnosità da "dure", Ocean's 8 sarebbe una storia di diamanti invece che di zirconi con al centro una banda di ex ragazzine dalle ginocchia sbucciate, capace di giocare con gli stereotipi del genere femminile più che cinematografico, e di mostrare ciò che deve ogni "film del colpo grosso": la qualità liberatoria e la giustizia poetica di un furto ai danni di chi il potere lo gestisce in esclusiva da tanto, troppo tempo. 


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