Museo – Folle Rapina a Città del Messico

Eterni studenti, Juan e Benjamín pianificano un colpo grosso. Vorrebbero entrare al Museo Nazionale di Antropologia di Città del Messico e rubare alcune preziose opere maya, mixteche e zapoteche, in particolare la maschera funeraria del re Palal. Così, mentre le loro famiglie festeggiano il Natale i due ragazzi si mettono al lavoro, come una coppia di ladri professionisti. La missione va a buon fine e con le borse piene di tesori, i due riescono a tornare a casa dove la famiglia è riunita davanti al telegiornale che riporta del furto come un attacco all’intera nazione. Solo allora Juan e Benjamín si rendono conto della gravità della loro azione. Mentre le autorità annunciano di offrire un’abbondante ricompensa a chi ritrova le opere d’arte, i due fuggono per salvare il bottino e la propria pelle. Ma il viaggio li porterà fuori controllo.
Alonso Ruizpalacios, dunque, si prende qualche licenza per ripercorrere le avventure dei due ladri Perches Treviño e Sardina García, interpretati da Gael García Bernal e Leonardo Ortizgris, per offrire un ritratto dei due ragazzi più che un resoconto storico di una storia già a tutti nota in Messico. Senza alcun intento documentaristico dunque, il regista messicano evita qualsiasi riferimento esplicito alle famiglie coinvolte negli eventi, preferendo dar voce alla finzione. Dopo Güeros, vincitore dell’Orso d’Oro alla Berlinale 2014, Ruizpalacios ritorna al festival tedesco con le stesse speranze e un’opera più completa che riflette sull’identità del suo Paese e il disorientamento dei giovani. Come in Güeros, il regista continua a riflettere su una generazione di ragazzi di Città del Messico senza meta, disorientati e indecisi che si lasciano vivere senza vocazioni né ambizioni. Juan e Wilson, rappresentano due studenti come tanti delle classi medie della capitale che per diletto o per noia si mettono a rubare. Non riescono a laurearsi ma ad essere perfetti criminali, la più grande delusione per dei genitori che non hanno mai fatto mancare niente ai figli. Il furto, dunque, diventa un passatempo come un altro per far succedere qualcosa nelle loro vite piatte e senza passioni.
Juan e Wilson si trasformano in perfetti Bonnie and Clyde pur di non girare in cerchi concentrici come gli abitanti dall’aria sempre stanca della loro città, così si ripetono al volante della loro automobile diretta lontano da casa. Ma in fondo, come quegli stessi messicani che criticano finiscono per essere. In un complicato rapporto padre-figlio, Ruizpalacios dunque cerca le risposte allo scontro generazionale e alla perdita dei giovani messicani che purtroppo attraverso la figura di Juan sono solo accennati. Museo, inoltre, esplora un’altra relazione complicata, quella dei messicani con il loro passato. La voce fuori campo di Wilson che racconta la storia ricorda come dopo il furto il museo fu molto più visitato: “La gente andava a vedere le vetrine vuote, ciò che conferma la teoria secondo cui non sai ciò che hai finché non lo perdi”. Ruizpalacios cerca nei reperti delle antiche civiltà del Sud America le tracce di una cultura nazionale, troppo a lungo ignorata e oscurata dalla storia coloniale. Così, tra ricerca della propria identità e consapevolezza dell’assenza di una coscienza collettiva, Juan e Wilson, partono senza destinazione se non la perdita di se stessi. Dalle imponenti rovine maya di Palenque al resort chic sulla costa di Acapulco, il viaggio dei due ragazzi si trasforma in un vagabondaggio senza senso sull’onda del vento in cui anche Ruizpalacios si lascia spesso trascinare. 

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Juan e Wilson si trasformano in perfetti Bonnie and Clyde pur di non girare in cerchi concentrici come gli abitanti dall’aria sempre stanca della loro città, così si ripetono al volante della loro automobile diretta lontano da casa. Ma in fondo, come quegli stessi messicani che criticano finiscono per essere. In un complicato rapporto padre-figlio, Ruizpalacios dunque cerca le risposte allo scontro generazionale e alla perdita dei giovani messicani che purtroppo attraverso la figura di Juan sono solo accennati. Museo, inoltre, esplora un’altra relazione complicata, quella dei messicani con il loro passato. La voce fuori campo di Wilson che racconta la storia ricorda come dopo il furto il museo fu molto più visitato: “La gente andava a vedere le vetrine vuote, ciò che conferma la teoria secondo cui non sai ciò che hai finché non lo perdi”. Ruizpalacios cerca nei reperti delle antiche civiltà del Sud America le tracce di una cultura nazionale, troppo a lungo ignorata e oscurata dalla storia coloniale. Così, tra ricerca della propria identità e consapevolezza dell’assenza di una coscienza collettiva, Juan e Wilson, partono senza destinazione se non la perdita di se stessi. Dalle imponenti rovine maya di Palenque al resort chic sulla costa di Acapulco, il viaggio dei due ragazzi si trasforma in un vagabondaggio senza senso sull’onda del vento in cui anche Ruizpalacios si lascia spesso trascinare. 

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