Macchine mortali

Dopo una guerra che ha devastato il mondo in sessanta minuti, ridefinendone addirittura la geografia, Londra è diventata una città predatrice, in movimento su enormi cingoli e armata di arpioni, che ha lasciato l’Inghilterra in cerca di prede europee. Qui vive Tom, che ha trovato diversi reperti di tecnologie militari del passato e le ha nascoste, ma non resiste a mostrarle alla bella Katherine, ignaro che anche Bevis assiste al suo segreto. Il tutto mentre Londra cattura una cittadina più piccola, dove vive Hester Shaw, che intende vendicarsi per la morte di sua madre di uno dei potenti della metropoli, Thaddeus Valentine. Il fallimento del suo attentato fa esiliare lei e Tom, costringendoli a sopravvivere tra varie città, finché non incontrano Anna Fang e il suo velivolo: il Jenny Haniver.
Philip Reeve tra 2001 e 2006.
Nelle mani di Christopher Rivers ne viene una sorta di Star Wars rivisto in chiave steampunk, con in più alcune battute sul rapporto tra Inghilterra ed Europa continentale ai tempi della Brexit. Ambientato in un futuro remoto, quello di Macchine mortali è uno steampunk anomalo, visivamente troppo patinato e ripulito manca dell’atmosfera sporca e cupa che dovrebbe avere. È inoltre così futuristico che del tempo della rivoluzione industriale rimangono il decor e lo spirito colonizzatrice della Gran Bretagna, o in questo caso più precisamente di Londra, verso il resto del mondo. Che suona per altro anche molto attuale visto come l’Europa sia considerata una sorta di subalterno terreno di caccia, mentre si sogna invece la conquista della Cina. Prodotto da Peter Jackson e da lui sceneggiato insieme ai soliti sodali Philippa Boyens e Fran Walsh, vede esordire alla regia un altro storico collaboratore di Jackson, con lui fin dai tempi di Splatters – Gli schizzacervelli del 1992, nelle vesti di tecnico degli effetti speciali. Infatti gli FX sono di ottimo livello e la produzione di Macchine mortali è a tratti davvero sbalorditiva, sia per la computer graphic, sia per la cura delle scenografie, ricche di dettagli in particolare nella tana del robot Shrike dove abbondano gli automi.
Purtroppo però la sceneggiatura non riesce a elevare una saga di romanzi young adult a qualcosa di narrativamente interessante, manca una credibilità umana nei protagonisti e la trama è nel complesso fin troppo ricca di azione e al tempo stesso poco originale. La città di Londra cerca di dotarsi di un’arma devastante, di quelle che avevano cambiato la geografia del mondo, come fosse la Morte nera, e i ribelli la combattono in battaglie volanti dove ai tie-fighter si sostituiscono più coloriti velivoli. La sostanza però non è molto diversa è c’è pure il villain dalla voce roca (nella versione originale fornita da Stephen Lang), un inarrestabile robot, animato dalla coscienza di un soldato morto in guerra. Si chiama Shrike ed è ossessionato da Hester, che ha cresciuto e ora vorrebbe trasformare in una come sé, convinto di salvarla così dal dolore che prova per la morte della madre. È chiaramente il personaggio migliore del film (ed è sua anche la voce narrante), peccato che la sottotrama di cui è protagonista finisca per essere un sorta di diversivo, che aggiunge ulteriore azione, inseguimenti ed esplosioni a una storia già di suo sovraccarica. Non c’è infatti un momento di respiro in Macchine mortali: si inizia con la cattura di una città in fuga, si passa all’esilio dei personaggi che attraversano vari pericoli e luoghi meravigliosi, inclusa una metropoli aerea sostenuta da dirigibili, fino ad arrivare alla battaglia finale. I protagonisti spesso passano i dialoghi a spiegarsi cose a vicenda, nel tentativo di mantenere una coerenza narrativa, e la loro love story non ha alcuna alchimia. Di loro si finiscono per apprezzare più che altro i costumi – in particolare Anna Fang veste davvero con stile – del resto lo steampunk è anche una sorta di moda alternativa, molto amata dai cosplayer e pure con eventi specifici, quindi preso come un film di costumi soddisferà almeno qualcuno. Per il resto è adatto invece forse solo ai più giovani, a cui magari non ricorderà altri mille film come impianto narrativo e per cui la pochezza dei protagonisti potrebbe essere un problema più facilmente superabile, di fronte alle meraviglie degli effetti speciali. 

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Purtroppo però la sceneggiatura non riesce a elevare una saga di romanzi young adult a qualcosa di narrativamente interessante, manca una credibilità umana nei protagonisti e la trama è nel complesso fin troppo ricca di azione e al tempo stesso poco originale. La città di Londra cerca di dotarsi di un’arma devastante, di quelle che avevano cambiato la geografia del mondo, come fosse la Morte nera, e i ribelli la combattono in battaglie volanti dove ai tie-fighter si sostituiscono più coloriti velivoli. La sostanza però non è molto diversa è c’è pure il villain dalla voce roca (nella versione originale fornita da Stephen Lang), un inarrestabile robot, animato dalla coscienza di un soldato morto in guerra. Si chiama Shrike ed è ossessionato da Hester, che ha cresciuto e ora vorrebbe trasformare in una come sé, convinto di salvarla così dal dolore che prova per la morte della madre. È chiaramente il personaggio migliore del film (ed è sua anche la voce narrante), peccato che la sottotrama di cui è protagonista finisca per essere un sorta di diversivo, che aggiunge ulteriore azione, inseguimenti ed esplosioni a una storia già di suo sovraccarica. Non c’è infatti un momento di respiro in Macchine mortali: si inizia con la cattura di una città in fuga, si passa all’esilio dei personaggi che attraversano vari pericoli e luoghi meravigliosi, inclusa una metropoli aerea sostenuta da dirigibili, fino ad arrivare alla battaglia finale. I protagonisti spesso passano i dialoghi a spiegarsi cose a vicenda, nel tentativo di mantenere una coerenza narrativa, e la loro love story non ha alcuna alchimia. Di loro si finiscono per apprezzare più che altro i costumi – in particolare Anna Fang veste davvero con stile – del resto lo steampunk è anche una sorta di moda alternativa, molto amata dai cosplayer e pure con eventi specifici, quindi preso come un film di costumi soddisferà almeno qualcuno. Per il resto è adatto invece forse solo ai più giovani, a cui magari non ricorderà altri mille film come impianto narrativo e per cui la pochezza dei protagonisti potrebbe essere un problema più facilmente superabile, di fronte alle meraviglie degli effetti speciali. 

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