Il muro

Cemento, reticolati, sensori, radar. Tutti ne parlano ma nessuno lo ha visto se non di sfuggita, in tv. E’ Il Muro voluto dagli israeliani per separarsi dai palestinesi. Una creazione a suo modo impressionante che meritava una ricognizione materiale – da ambo i lati naturalmente. Ci ha pensato l’arabo-israeliana Simone Bitton, ebrea marocchina, ex-soldatessa e pacifista convinta, che prende il compito alla lettera. Ed ecco gli operai, perlopiù arabi, al lavoro. Ecco le gru, gli animali, i contadini, le terre separate da chi le lavorava. E i “discorsi” ufficiali che sostengono l’operazione. Il generale che dirige la costruzione, «contro terroristi e ladri d’auto». L’industriale che fabbrica pannelli e torri di controllo («anche con sedie girevoli e aria condizionata»). I frontalieri che scavalcano senza troppi problemi (altro che “controlli”). E i paesaggi millenari, bellissimi, struggenti, istoriati dal serpente di cemento. Campi lunghi, durata dilatata, nessuna violenza nelle parole. La Bitton si prende, e ci dà, tutto il tempo per vedere. Vedere e capire. Sentire. Intuire. Non succede praticamente mai in tv. Succede di rado anche al cinema. Bitton (ottimista?): «La pace arriverà. Arriva sempre. Ma per ora l’era dei muri è su di noi e sento che sarà un’era orribile».
Da Il Messaggero 29 gennaio 2005

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Cemento, reticolati, sensori, radar. Tutti ne parlano ma nessuno lo ha visto se non di sfuggita, in tv. E’ Il Muro voluto dagli israeliani per separarsi dai palestinesi. Una creazione a suo modo impressionante che meritava una ricognizione materiale – da ambo i lati naturalmente. Ci ha pensato l’arabo-israeliana Simone Bitton, ebrea marocchina, ex-soldatessa e pacifista convinta, che prende il compito alla lettera. Ed ecco gli operai, perlopiù arabi, al lavoro. Ecco le gru, gli animali, i contadini, le terre separate da chi le lavorava. E i “discorsi” ufficiali che sostengono l’operazione. Il generale che dirige la costruzione, «contro terroristi e ladri d’auto». L’industriale che fabbrica pannelli e torri di controllo («anche con sedie girevoli e aria condizionata»). I frontalieri che scavalcano senza troppi problemi (altro che “controlli”). E i paesaggi millenari, bellissimi, struggenti, istoriati dal serpente di cemento. Campi lunghi, durata dilatata, nessuna violenza nelle parole. La Bitton si prende, e ci dà, tutto il tempo per vedere. Vedere e capire. Sentire. Intuire. Non succede praticamente mai in tv. Succede di rado anche al cinema. Bitton (ottimista?): «La pace arriverà. Arriva sempre. Ma per ora l’era dei muri è su di noi e sento che sarà un’era orribile».
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