Escape Plan 2 – Ritorno all’inferno

Ray Breslin, l’uomo in grado di fuggire dalle prigioni più dotate di sistemi di sicurezza a prova di evasione, è ora a capo di un team che si occupa della stessa materia. Il suo agente più abile, Shu Ren, è finito insieme a quello che considera un fratello in una prigione denominata Ade da cui sembra davvero impossibile fuggire. Le sue coordinate cambiano costantemente e tutto ruota attorno a un’arena dove vengono convocati i prigionieri per combattere tra loro.
il film precedente molto probabilmente vi si era accostato grazie al richiamo di una coppia di star come Stallone e Schwarzenegger. È bene quindi che sia consapevole che in questo numero 2 (il 3 è già in pre-produzione) Stallone entra di fatto in azione solo nell’ultima mezzora.
Per il tempo restante si limita a impartire disposizioni a distanza e a tornare nella memoria di Shu con i suoi insegnamenti. Perché di fatto la star qui non è neanche Dave Bautista, il cui nome viene affiancato a quello di Sly, ma Huang Xiaoming. Nel ruolo di Shu ha modo di esibirsi in alcune scene in cui le arti marziali sono fondamentali e per il resto riesce ad affrontare con sufficiente credibilità le svolte che la narrazione gli impone. In linea generale siamo però di fronte all’ordinaria amministrazione di un film di cui è bene non rivelare quel che di originale propone (poco) mentre è invece forse utile conoscerne le origini sul piano della produzione. Il film con Stallone e Schwarzenegger ha avuto uno straordinario successo in Cina. Questo spiega molte cose, a partire dal fatto che il numero 2 esiste grazie alla produzione made in China il che motiva la messa al centro dello script di Huang Xiaoming. Per il terzo episodio (lanciato esplicitamente nel finale) non potremo fare a meno di trasferirci a Hong Kong. La Cina è ormai (produttivamente) sempre più vicina. 

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Per il tempo restante si limita a impartire disposizioni a distanza e a tornare nella memoria di Shu con i suoi insegnamenti. Perché di fatto la star qui non è neanche Dave Bautista, il cui nome viene affiancato a quello di Sly, ma Huang Xiaoming. Nel ruolo di Shu ha modo di esibirsi in alcune scene in cui le arti marziali sono fondamentali e per il resto riesce ad affrontare con sufficiente credibilità le svolte che la narrazione gli impone. In linea generale siamo però di fronte all’ordinaria amministrazione di un film di cui è bene non rivelare quel che di originale propone (poco) mentre è invece forse utile conoscerne le origini sul piano della produzione. Il film con Stallone e Schwarzenegger ha avuto uno straordinario successo in Cina. Questo spiega molte cose, a partire dal fatto che il numero 2 esiste grazie alla produzione made in China il che motiva la messa al centro dello script di Huang Xiaoming. Per il terzo episodio (lanciato esplicitamente nel finale) non potremo fare a meno di trasferirci a Hong Kong. La Cina è ormai (produttivamente) sempre più vicina. 

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