Drop Dead Sexy

Frank, truffatore da quattro soldi, e Eddie, becchino un po’ tocco, mandano goffamente a monte il colpo che avrebbero dovuto portare termine per conto di Spider, un malavitoso locale. Per racimolare il denaro sufficiente ad uscire da uno stallo che si fa sempre più pericoloso, i due hanno l’idea di riesumare il corpo della giovane e bellissima Crystal al fine di ricattarne il ricco vedovo. Con l’aiuto di una risoluta barista, Frank tenterà di risolvere la situazione, mentre Eddie sembra essere sempre più attratto dall’avvenente cadavere.
Oscillante tra neo-noir americano e goffi momenti parodistici, Dead Dead Sexy può essere formalmente incluso nel vasto paniere della black comedy. Differentemente dai titoli più riusciti del genere, in cui il macabro riesce a stemperarsi nella risata raggelata, l’andatura del primo film da regista di Michael Philip non nasconde, tuttavia, particolari sorprese, alternando l’abbozzo di figurine di cartone a un plot giallo di prevedibile fattura. Quasi si trattasse di un gioco atto a rianimare la vecchia idea alla base di un successo come Weekend con il morto, riletto alla luce della lezione di Tarantino & Co., la sceneggiatura punta sul farsesco iniziale, quasi fosse un lasciapassare per ogni tipo di svista drammaturgica. Non è tanto la messa in fila di usuratissime situazioni-tipo al posto di un vero intrigo a dispiacere, quanto il non aver lavorato sull’ossessione del personaggio di Eddie per la bella spogliarellista defunta, soltanto accennata e intravista nelle code di alcune sequenze. I rallenti e gli accenni alle sconnessioni temporali, con tanto di voci di commento, vanno in una direzione ben nota del cinema americano, così come il parterre di personaggi squattrinati, improbabili, grotteschi e caricaturali dimostrano tanto la mancanza di un vero disegno di fondo quanto la scelta di restare in territori arcinoti.
Pur nell’ottica di un storia prevedibile e meccanica, in cui si trovano solo tiepide tracce di quell’ambiguità tra morte e sessualità promessa da titolo, Drop Dead Sexy può comunque divertire gli amanti del b-movie senza pretese e i fan degli attori coinvolti: meglio del protagonista Jason Lee, tipico ragazzotto male in arnese, funziona Crispin Glover, interprete spesso sottile di personaggi che non sanno cosa sia la normalità; Pruitt Taylor Vince dà fiato al malavitoso Spider con stanco mestiere mentre Brad Dourif appare in una delle sue usuali partecipazioni straordinarie.

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Frank, truffatore da quattro soldi, e Eddie, becchino un po’ tocco, mandano goffamente a monte il colpo che avrebbero dovuto portare termine per conto di Spider, un malavitoso locale. Per racimolare il denaro sufficiente ad uscire da uno stallo che si fa sempre più pericoloso, i due hanno l’idea di riesumare il corpo della giovane e bellissima Crystal al fine di ricattarne il ricco vedovo. Con l’aiuto di una risoluta barista, Frank tenterà di risolvere la situazione, mentre Eddie sembra essere sempre più attratto dall’avvenente cadavere.
Oscillante tra neo-noir americano e goffi momenti parodistici, Dead Dead Sexy può essere formalmente incluso nel vasto paniere della black comedy. Differentemente dai titoli più riusciti del genere, in cui il macabro riesce a stemperarsi nella risata raggelata, l’andatura del primo film da regista di Michael Philip non nasconde, tuttavia, particolari sorprese, alternando l’abbozzo di figurine di cartone a un plot giallo di prevedibile fattura. Quasi si trattasse di un gioco atto a rianimare la vecchia idea alla base di un successo come Weekend con il morto, riletto alla luce della lezione di Tarantino & Co., la sceneggiatura punta sul farsesco iniziale, quasi fosse un lasciapassare per ogni tipo di svista drammaturgica. Non è tanto la messa in fila di usuratissime situazioni-tipo al posto di un vero intrigo a dispiacere, quanto il non aver lavorato sull’ossessione del personaggio di Eddie per la bella spogliarellista defunta, soltanto accennata e intravista nelle code di alcune sequenze. I rallenti e gli accenni alle sconnessioni temporali, con tanto di voci di commento, vanno in una direzione ben nota del cinema americano, così come il parterre di personaggi squattrinati, improbabili, grotteschi e caricaturali dimostrano tanto la mancanza di un vero disegno di fondo quanto la scelta di restare in territori arcinoti.
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