Carlito's Way

Carlito’s Way è un film di genere drammatico, poliziesco del 1993, diretto da Brian De Palma, con Al Pacino e Penelope Ann Miller. Durata 144 minuti. Distribuito da PENTA FILM – CECCHI GORI HOME VIDEO.

Carlito Brigante (Al Pacino), è stato uno dei grandi boss della droga a New York, ma dopo aver passato cinque anni in prigione è convinto che i suoi giorni nella malavita siano contati. Decide perciò di ritirarsi. Carlito ritrova Gail e, in attesa di poter fare abbastanza grana per ritirarsi in un’isola delle Bermuda, decide di investire i suoi soldi in un nightclub: il Club Paradise. Paradossalmente, le grane grosse arrivano proprio da Kleinfeld, avvocato cocainomane e corrotto, a cui Carlito è legato da un codice d’onore. Questi ha soffiato un milione di dollari a Tony Taglialucci, un capo della mafia italiana finito in galera, che glielo aveva affidato per corrompere un testimone chiave nel processo a suo carico. Taglialucci viene così condannato a trent’anni di galera e giura di uccidere Kleinfeld se non lo aiuta ad evadere. L’avvocato chiede a Carlito il suo aiuto.

“Il difetto principale di “Carlito’s Way”, tratto da due libri di Edwin Torres, ex giudice della Corte Suprema di New York (editore Longanesi) sta nella scrittura, nei dialoghi di David Koepp, sciatti, fitti di frasi fatte e di banalità, con una voce narrante del protagonista saltuaria e a volte malcollocata. I grandi pregi del film sono due. In una sfida rara, De Palma riesce a presentare un personaggio drammatico, fatale, ma per a coinvolgente, remoto, che non pretende dagli spettatori complicità nè avversione: neppure per un attimo si sta con lui nè contro di lui. Con una maestria cinematografica straordinaria, il regista sa raccontare per immagini non soltanto la ferocia della violenza assassina, ma anche certe cattedrali del divertimento contemporaneo: locali di esibizione di nudo femminile, locali notturni splendenti di luci acide, di lusso volgare e di soldi malguadagnati, sale da ballo risonanti di musica latina, affollate di ballerini fatti e di ragazze bellissime. Per la redenzione non c’è posto: “Tutti sporchi. Non è rimasto nessuno… Non me la vado a cercare io, questa merda: è lei che mi insegue…”.” (“la Stampa2, Lietta Tornabuoni, 23/12/1993)”Quanto a De Palma, a colpi di stile riesce a farsi ammirare anche con un film visto e rivisto. Basterebbe, più della magistrale “chase” finale nella Grand Central Station di New York, che ribadisce la passione di De Palma per le situazioni, uno qualsiasi dei piani sequenza che il regista organizza. Nel complesso, resta però un sapore di delusione (…)”. (“La Repubblica”, Irene Bignardi, 13/12/1993)”Tratto da due romanzi del giudice oriundo portoricano Edwin Torres, scritto da David Koepp, il film è l’ennesima variazione sui temi esistenziali della malavita. E’ merito dello straordinario interprete de l’odissea del gaglioffo irredimibile suscita solidarietà in un film vivido, agghiacciante, all’antica hollywoodiana(…)”. (“Il Corriere della Sera”, Tullio Kezich, 28/12/1993).”Cose amarissime e tragiche, venute da due romanzi di Edwin Torres, giudice della Corte Suprema di New York, sceneggiati da David Koepp che danno emozionante sostanza a Carlito’s Way, diretto da Brian de Palma con la nota virtù di concertare le immagini. E interpretato da due attori d’alto rango: l’Al Pacino il quale racchiude nel suo sguardo stanco e rassegnato alla necessità della violenza la luce crepuscolare d’un personaggio condannato a fallire, e il Sean Penn che incarna, l’avvocato cocainomane e corrotto, il male assoluto. Il film ha qualche lentezza iniziale, ma poi le scene una rappresentazione molto convincente dei caratteri e di quell’ambiente abitato da anime nere” (“L’Indipendente”, Giovanni Grazzini, 29/12/1993)

L’Argent Fait le Bonheur

Pierre ferisce con un colpo di pistola Mourad, che ha fatto delle avances troppo audaci a Isabelle. Due clan si affrontano. Il curato, per lo più impegnato a raccogliere siringhe e a organizzare uscite sportive, tenta di far ragionare gli uni con gli altri. Per far tornare la pace tra le due comunità, riunisce l’assemblea delle donne.

Pierre ferisce con un colpo di pistola Mourad, che ha fatto delle avances troppo audaci a Isabelle. Due clan si affrontano. Il curato, per lo più impegnato a raccogliere siringhe e a organizzare uscite sportive, tenta di far ragionare gli uni con gli altri. Per far tornare la pace tra le due comunità, riunisce l’assemblea delle donne.

Le Louvre Imaginaire

Alain Fleischer e il poeta Yves Bonnefoy ci guidano attraverso i corridoi e le sale dell’immensa cattedrale dell’arte alla scoperta delle opere più celebri in essa custodite: la Nike di Samotracia, la Venere di Milo, la Gioconda, i reperti egizi e assiri…

Alain Fleischer e il poeta Yves Bonnefoy ci guidano attraverso i corridoi e le sale dell’immensa cattedrale dell’arte alla scoperta delle opere più celebri in essa custodite: la Nike di Samotracia, la Venere di Milo, la Gioconda, i reperti egizi e assiri…

Non ti lascerò andare via

Mosca, anni ’90. Una giovane, orfana di madre, con un padre alcolizzato continuamente ricoverato, il giorno dei suoi sedici anni abbandona la casa dei genitori per iniziare una vita completamente autonoma con la speranza di trovare un lavoro interessante, degli amici, un amore… Ma la sua nuova vita si prospetterà complessa e tragica. Solo alla fine di una lunga ricerca la protagonista troverà sostegno e comprensione.

Mosca, anni ’90. Una giovane, orfana di madre, con un padre alcolizzato continuamente ricoverato, il giorno dei suoi sedici anni abbandona la casa dei genitori per iniziare una vita completamente autonoma con la speranza di trovare un lavoro interessante, degli amici, un amore… Ma la sua nuova vita si prospetterà complessa e tragica. Solo alla fine di una lunga ricerca la protagonista troverà sostegno e comprensione.

Gli ultimi giorni freddi

Il film, tratto dall’omonima opera di Albert Likhanov, è ambientato nell’aprilemaggio 1945 in una piccola città di provincia lontano dal fronte. Il racconto focalizza l’attenzione sui rapporti fra due bambini evacuati, Vladik e Maria, e Akezhan, un ragazzo un po’ più grande. È attraverso lo sguardo di quest’ultimo, i suoi sentimenti e le sue reazioni, che si entra in intimità con i diversi personaggi.

Il film, tratto dall’omonima opera di Albert Likhanov, è ambientato nell’aprilemaggio 1945 in una piccola città di provincia lontano dal fronte. Il racconto focalizza l’attenzione sui rapporti fra due bambini evacuati, Vladik e Maria, e Akezhan, un ragazzo un po’ più grande. È attraverso lo sguardo di quest’ultimo, i suoi sentimenti e le sue reazioni, che si entra in intimità con i diversi personaggi.

Canto di bambù

Si può udire una strana musica provenire dal jazz club all’angolo di una grande città. Il trio Arafa sta tenendo un concerto. Namihiko è un suonatore di Shyakuhachi (flauto di bambù). Sua madre un giorno gli chiede di tornare a casa per il matrimonio della sorella. Namihiko parte con il suo Shyakuhachi. Dopo lo sposalizio la madre lo prega di restare, ma Namihiko rifiuta e riparte alla volta di Tokyo. Tornato al suo appartamento trova la porta sbarrata: il padrone di casa lo ha sfrattato, la sua ragazza lo ha lasciato. Namihiko, solo, senza nessuno che lo possa aiutare, gira come un cane randagio per la città…

Si può udire una strana musica provenire dal jazz club all’angolo di una grande città. Il trio Arafa sta tenendo un concerto. Namihiko è un suonatore di Shyakuhachi (flauto di bambù). Sua madre un giorno gli chiede di tornare a casa per il matrimonio della sorella. Namihiko parte con il suo Shyakuhachi. Dopo lo sposalizio la madre lo prega di restare, ma Namihiko rifiuta e riparte alla volta di Tokyo. Tornato al suo appartamento trova la porta sbarrata: il padrone di casa lo ha sfrattato, la sua ragazza lo ha lasciato. Namihiko, solo, senza nessuno che lo possa aiutare, gira come un cane randagio per la città…

Cuisine et Dépendances

Jacques et Martine si preparano a ricevere un gran numero d’amici a cena. L’invitato d’onore è l’ex di Martine, diventato uno scrittore molto apprezzato dai media, accompagnato dalla moglie e da una giornalista di talento.

Jacques et Martine si preparano a ricevere un gran numero d’amici a cena. L’invitato d’onore è l’ex di Martine, diventato uno scrittore molto apprezzato dai media, accompagnato dalla moglie e da una giornalista di talento.

Terre d’Avellaneda

Nel 1989 il presidente argentino Menem emana un indulto e tutti i membri dei principali gruppi rivoluzionari e gli esponenti della dittatura militare che si sono macchiati di crimini come la tortura e l’assassinio politico vengono scarcerati. Il film racconta quella fase e lo fa partendo da una lunga sequenza ambientata nel cimitero di Avellaneda. Nella fossa comune clandestina dove gli oppositori politici del regime venivano sepolti, un gruppo di ricercatori – l’Equipo Argentino de Antropología Forense – lavora senza sosta, cerca di dare un nome e un’identità ai corpi di tanti desaparecidos, leggendo gli scheletri come fossero libri, identificando ferite, segni, fori di proiettili. Il primo passo per arrivare a incriminare gli aguzzini e ristabilire quella giustizia che la politica ha scelto di non garantire. Karina Manfil ha vent’anni e vuole ritrovare i suoi genitori, militanti peronisti, spariti nel 1976. Sopravvissuta al massacro della famiglia, si apre a un dialogo con gli anatomo-patologi nella speranza di seppellire i suoi morti e tornare così alla vita. Mescolando materiali d’archivio e riprese originali, Incalcaterra fa parlare i protagonisti dell’Argentina post-dittatura, cercando di smascherare chi, come l’ex generale Albano Eduardo Harguindeguy, si cela dietro l’ipocrisia di chi ha ucciso e seminato il terrore limitandosi a «eseguire gli ordini superiori».

Nel 1989 il presidente argentino Menem emana un indulto e tutti i membri dei principali gruppi rivoluzionari e gli esponenti della dittatura militare che si sono macchiati di crimini come la tortura e l’assassinio politico vengono scarcerati. Il film racconta quella fase e lo fa partendo da una lunga sequenza ambientata nel cimitero di Avellaneda. Nella fossa comune clandestina dove gli oppositori politici del regime venivano sepolti, un gruppo di ricercatori – l’Equipo Argentino de Antropología Forense – lavora senza sosta, cerca di dare un nome e un’identità ai corpi di tanti desaparecidos, leggendo gli scheletri come fossero libri, identificando ferite, segni, fori di proiettili. Il primo passo per arrivare a incriminare gli aguzzini e ristabilire quella giustizia che la politica ha scelto di non garantire. Karina Manfil ha vent’anni e vuole ritrovare i suoi genitori, militanti peronisti, spariti nel 1976. Sopravvissuta al massacro della famiglia, si apre a un dialogo con gli anatomo-patologi nella speranza di seppellire i suoi morti e tornare così alla vita. Mescolando materiali d’archivio e riprese originali, Incalcaterra fa parlare i protagonisti dell’Argentina post-dittatura, cercando di smascherare chi, come l’ex generale Albano Eduardo Harguindeguy, si cela dietro l’ipocrisia di chi ha ucciso e seminato il terrore limitandosi a «eseguire gli ordini superiori».