The Mechanik

Nicholaj Cherenko è un ex appartenente alle forze speciali sovietiche che hanno combattuto in Afghanistan. La sua tranquilla vita familiare viene sconvolta dall’uccisione di moglie e figlio da parte di un commando mafioso impegnato in un regolamento di conti. Dopo aver attuato una parziale vendetta Nic si trasferisce negli Stati Uniti dove lavora come riparatore di auto. Qui però gli verrà proposto di salvare una ragazza rapita dallo stesso gruppo mafioso. Non potrà rifiutare l’offerta.
Dolph Lundgren, che abbiamo conosciuto come il terribile Ivan Drago “ti spiezzo in due” e poi come He-Man nei Masters of Universe, non è la macchina distruttiva acerebrata che sembrava essere in quei film. Deciso, come altri prima di lui, a decidere in proprio del proprio futuro cinematografico dirige questo film che lo vede anche come protagonista. Conferisce così un po’ di umanità a un personaggio spinto ad agire apparentemente solo dal desiderio di vendetta. Per fare questo sacrifica forse troppo il ruolo della fanciulla salvata affidato a una Olivia Lee a cui si potrebbe chiedere di più. Le scene d’azione (in particolare la lunga sequenza che precede il finale) non deluderanno gli appassionati del genere. Anche in un film per definizione non ‘politico’ come questo la ‘mafia’ russa la fa da padrona. Addio corleonesi. Al cinema (e nella realtà?) i sanpietroburghesi vi surclassano.

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Nicholaj Cherenko è un ex appartenente alle forze speciali sovietiche che hanno combattuto in Afghanistan. La sua tranquilla vita familiare viene sconvolta dall’uccisione di moglie e figlio da parte di un commando mafioso impegnato in un regolamento di conti. Dopo aver attuato una parziale vendetta Nic si trasferisce negli Stati Uniti dove lavora come riparatore di auto. Qui però gli verrà proposto di salvare una ragazza rapita dallo stesso gruppo mafioso. Non potrà rifiutare l’offerta.
Dolph Lundgren, che abbiamo conosciuto come il terribile Ivan Drago “ti spiezzo in due” e poi come He-Man nei Masters of Universe, non è la macchina distruttiva acerebrata che sembrava essere in quei film. Deciso, come altri prima di lui, a decidere in proprio del proprio futuro cinematografico dirige questo film che lo vede anche come protagonista. Conferisce così un po’ di umanità a un personaggio spinto ad agire apparentemente solo dal desiderio di vendetta. Per fare questo sacrifica forse troppo il ruolo della fanciulla salvata affidato a una Olivia Lee a cui si potrebbe chiedere di più. Le scene d’azione (in particolare la lunga sequenza che precede il finale) non deluderanno gli appassionati del genere. Anche in un film per definizione non ‘politico’ come questo la ‘mafia’ russa la fa da padrona. Addio corleonesi. Al cinema (e nella realtà?) i sanpietroburghesi vi surclassano.

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