Kurt Cobain: About a Son

Kurt Cobain si racconta – in una lunghissima intervista rilasciata al giornalista Michael Azerrad – ripercorrendo passo dopo passo le principali tappe della sua carriera artistica e personale. L’infanzia tranquilla (dove l’America sembrava coincidere con il mio giardino di casa e tutti i sogni erano ancora possibili), le prime crisi depressive, l’evasione raggiunta attraverso l’alcool, il desiderio di metter su un gruppo rock che mescolasse Beatles e Black Sabbath, fino alla bruciante scoperta della droga per alleviare i violentissimi dolori allo stomaco che lo perseguitavano ovunque. Ma anche la notorietà, il successo dei primi album, la scoperta di Courtney Love e la nascita della figlia, fino all’epilogo finale: il suicidio che nell’Aprile del ’94 lo portò via con un colpo di fucile alla testa.
Difficile operazione quella di riportare con originalità sullo schermo la discussa figura di un mito della controcultura giovanile degli anni ’80-’90, operazione che all’indipendente regista americano AJ Schnack riesce alla perfezione. La scelta di non utilizzare nessuna immagine che rimandi al volto o alle movenze del leader dei Nirvana, lascia un senso di straniamento e di empatia nello spettatore, regalandogli solo gli estratti raccolti dalla lunga intervista, unendoli a una regia accurata e in cerca dei giusti effetti grafici. Persino la colonna sonora rimanda alle storiche figure rock del ventennio scorso, da Iggy Pop a David Bowie, senza mai passare per i cavalli di battaglia della grunge band. Un film consigliato a chi ha ancora voglia di ascoltare la voce di un Cobain devastato e disgustato dai giornali scandalistici che lo ritraggono e sempre meno smanioso di vivere e di suonare.

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Kurt Cobain si racconta – in una lunghissima intervista rilasciata al giornalista Michael Azerrad – ripercorrendo passo dopo passo le principali tappe della sua carriera artistica e personale. L’infanzia tranquilla (dove l’America sembrava coincidere con il mio giardino di casa e tutti i sogni erano ancora possibili), le prime crisi depressive, l’evasione raggiunta attraverso l’alcool, il desiderio di metter su un gruppo rock che mescolasse Beatles e Black Sabbath, fino alla bruciante scoperta della droga per alleviare i violentissimi dolori allo stomaco che lo perseguitavano ovunque. Ma anche la notorietà, il successo dei primi album, la scoperta di Courtney Love e la nascita della figlia, fino all’epilogo finale: il suicidio che nell’Aprile del ’94 lo portò via con un colpo di fucile alla testa.
Difficile operazione quella di riportare con originalità sullo schermo la discussa figura di un mito della controcultura giovanile degli anni ’80-’90, operazione che all’indipendente regista americano AJ Schnack riesce alla perfezione. La scelta di non utilizzare nessuna immagine che rimandi al volto o alle movenze del leader dei Nirvana, lascia un senso di straniamento e di empatia nello spettatore, regalandogli solo gli estratti raccolti dalla lunga intervista, unendoli a una regia accurata e in cerca dei giusti effetti grafici. Persino la colonna sonora rimanda alle storiche figure rock del ventennio scorso, da Iggy Pop a David Bowie, senza mai passare per i cavalli di battaglia della grunge band. Un film consigliato a chi ha ancora voglia di ascoltare la voce di un Cobain devastato e disgustato dai giornali scandalistici che lo ritraggono e sempre meno smanioso di vivere e di suonare.

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