Nightmare Detective

Due suicidi sospetti. Una giovane poliziotta. Un indagatore del sogno. Un killer da incubo. È questa la sintesi di un film che inizia con alcune morti seriali, che hanno origine dal sonno ma che accadono nel mondo reale. Ci sarà una soluzione?
Shinya Tsukamoto non abbandona i temi dei fantasmi, degli incubi, del sonno, dei cellulari, del passato. Si limita semplicemente a ri-editarli, a mostrarli in modo diverso, sempre con la solita classe visiva. Sono realtà parallele quelle messe in scena, alternando ciò che accade a quello che vive nei nostri sogni. Sono presenti due detective alla ricerca di un solo killer (interpretato da Tsukamoto stesso), che si muove in uno spazio, un limbo atemporale, che lo rende introvabile e impossibile da eliminare. Nightmare detective non è un’astrazione innovativa, come il regista ci ha abituato, piuttosto una conferma della sua immensa classe nel creare la tensione nello spettatore. La sequenza nel pozzo ne è un esempio, costruita con una fotografia fredda, livida, e un montaggio che alterna gli occhi spauriti della protagonista ai luoghi bui in cui il pericolo è imminente. La forza del cinema immaginato dal regista nipponico, salva una pellicola deludente per i contenuti, che per alcune forzature non portano alla magistrale visionarietà di film passati (tralasciando i Tetsuo, basterebbe Vital) e che consentono di definire Nightmare detective un classico film di transizione.

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Due suicidi sospetti. Una giovane poliziotta. Un indagatore del sogno. Un killer da incubo. È questa la sintesi di un film che inizia con alcune morti seriali, che hanno origine dal sonno ma che accadono nel mondo reale. Ci sarà una soluzione?
Shinya Tsukamoto non abbandona i temi dei fantasmi, degli incubi, del sonno, dei cellulari, del passato. Si limita semplicemente a ri-editarli, a mostrarli in modo diverso, sempre con la solita classe visiva. Sono realtà parallele quelle messe in scena, alternando ciò che accade a quello che vive nei nostri sogni. Sono presenti due detective alla ricerca di un solo killer (interpretato da Tsukamoto stesso), che si muove in uno spazio, un limbo atemporale, che lo rende introvabile e impossibile da eliminare. Nightmare detective non è un’astrazione innovativa, come il regista ci ha abituato, piuttosto una conferma della sua immensa classe nel creare la tensione nello spettatore. La sequenza nel pozzo ne è un esempio, costruita con una fotografia fredda, livida, e un montaggio che alterna gli occhi spauriti della protagonista ai luoghi bui in cui il pericolo è imminente. La forza del cinema immaginato dal regista nipponico, salva una pellicola deludente per i contenuti, che per alcune forzature non portano alla magistrale visionarietà di film passati (tralasciando i Tetsuo, basterebbe Vital) e che consentono di definire Nightmare detective un classico film di transizione.

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