Renaissance

Parigi, 2054. Il caso del rapimento della bella Ilona Tasuiev, giovane scienziata impiegata presso l’azienda Avalon, viene affidato al bravo agente Kars. Quando si mette sulle sue tracce, il poliziotto scopre che in gioco non c’è solo il destino della ragazza ma quello dell’umanità intera. Ilona, infatti, è la chiave di una scoperta rivoluzionaria e terribile, che passa sotto il nome in codice di protocollo Renaissance. Il trentaquattrenne francese Christian Volckman, reduce dal successo del cortometraggio Maaz, passa al lungo con un thriller fantascientifico d’animazione che gli è valso il primo premio al Festival di Annecy (2006). Realizzato in bianco e nero combinando tecnologie 3D e motion capture, Renaissance fa muovere attori “reali” in un universo grafico di grande suggestione (riconosciamo Daniel Craig dietro il disegno di Karas). Da Metropolis a Sin City e, in particolar modo, a Immortel di Henki Bilal, le fonti d’ispirazione sono riconoscibili, eppure il prodotto è inedito e visivamente accattivante. Senza dubbio meno originale, invece, il percorso narrativo, che recupera senza iniezioni di novità il tema classico della ricerca dell’immortalità, adattandolo al tempo dei cloni e degli interventi cellulari. L’ossessione è sempre quella di contraddire la natura umana sconfiggendo l’invecchiamento e le malattie, e le multinazionali farmaceutiche investono per arrivare in anticipo sui concorrenti alla fine della corsa. La scomparsa di Ilona ci consente di esplorare, al passo di Karas, ogni angolo della metropoli futura e di addentrarci nella sua anima nera. La scelta cromatica, che esclude ogni grigio mediano, richiama volutamente una serie di opposizioni e contrasti (Bislane, per esempio, è lo specchio della sorella Ilona), ma in ogni caso non è più il tempo di scegliere tra bene e male: si può solo tentare di evitare il peggio. Completano l’affresco futurista alcuni archetipi del genere noir: l’agente di poche parole, il suo amico d’infanzia ora dedito al crimine, l’immancabile femme fatale. Protagonista indiscussa del film e del suo fascino è la città di Parigi, mélange di architetture antiche e fantastiche in salsa espressionista.

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Parigi, 2054. Il caso del rapimento della bella Ilona Tasuiev, giovane scienziata impiegata presso l’azienda Avalon, viene affidato al bravo agente Kars. Quando si mette sulle sue tracce, il poliziotto scopre che in gioco non c’è solo il destino della ragazza ma quello dell’umanità intera. Ilona, infatti, è la chiave di una scoperta rivoluzionaria e terribile, che passa sotto il nome in codice di protocollo Renaissance. Il trentaquattrenne francese Christian Volckman, reduce dal successo del cortometraggio Maaz, passa al lungo con un thriller fantascientifico d’animazione che gli è valso il primo premio al Festival di Annecy (2006). Realizzato in bianco e nero combinando tecnologie 3D e motion capture, Renaissance fa muovere attori “reali” in un universo grafico di grande suggestione (riconosciamo Daniel Craig dietro il disegno di Karas). Da Metropolis a Sin City e, in particolar modo, a Immortel di Henki Bilal, le fonti d’ispirazione sono riconoscibili, eppure il prodotto è inedito e visivamente accattivante. Senza dubbio meno originale, invece, il percorso narrativo, che recupera senza iniezioni di novità il tema classico della ricerca dell’immortalità, adattandolo al tempo dei cloni e degli interventi cellulari. L’ossessione è sempre quella di contraddire la natura umana sconfiggendo l’invecchiamento e le malattie, e le multinazionali farmaceutiche investono per arrivare in anticipo sui concorrenti alla fine della corsa. La scomparsa di Ilona ci consente di esplorare, al passo di Karas, ogni angolo della metropoli futura e di addentrarci nella sua anima nera. La scelta cromatica, che esclude ogni grigio mediano, richiama volutamente una serie di opposizioni e contrasti (Bislane, per esempio, è lo specchio della sorella Ilona), ma in ogni caso non è più il tempo di scegliere tra bene e male: si può solo tentare di evitare il peggio. Completano l’affresco futurista alcuni archetipi del genere noir: l’agente di poche parole, il suo amico d’infanzia ora dedito al crimine, l’immancabile femme fatale. Protagonista indiscussa del film e del suo fascino è la città di Parigi, mélange di architetture antiche e fantastiche in salsa espressionista.

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