Nomad

Il film, costato 40 milioni di dollari (il più costoso nella storia del cinema Kazako) e fortemente voluto dal presidente della ex-Repubblica Socialista Sovietica del Kazachistan, è stato presentato all’ultimo Festival di Locarno. È una favola epica che racconta le gesta di Mansur, un eroe che riunirà le tribù nomadi del suo paese, che riuscirà a liberare, contro gli occupanti Ungari.
Lo sceneggiatore, Rustam Ibragimbekov, noto soprattutto per le sceneggiature di molti film di Nikita Mikhailkov, non ha dimenticato proprio nulla: c’è la profezia, che si avvererà malgrado la volontà del crudele re degli Ungari, il bambino rapito che diventerà il fiero combattente, che solo molto più tardi scoprirà di essere il figlio del re, un guerriero forte e saggio che gli trasmetterà i valori della nobile stirpe dei kazaki, i quali rivendicano le origini del grande Gengis Khan, e un crudele guerriero ungaro sconfitto dall’eroe in un duello.
A ciò si aggiunga un cast internazionale di tutto rispetto, con Jason Scott Lee (volto dello star-system hollywoodiano noto per Rapa nui e per altre prove, nelle quali ha spesso interpretato ruoli di combattenti orientali) e Jay Hernandez, giovane attore che ha lavorato in Hostel, dai tratti decisamente ispanici (cosa ci può fare un attore ispanico in Kazachstan, se non un film pseudo-hollywoodiano?).
Ad ogni modo Nomad è un film che si guarda con piacere soprattutto per le scenografie e per i costumi, per i colori di un paese lontano e affascinante.

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Il film, costato 40 milioni di dollari (il più costoso nella storia del cinema Kazako) e fortemente voluto dal presidente della ex-Repubblica Socialista Sovietica del Kazachistan, è stato presentato all’ultimo Festival di Locarno. È una favola epica che racconta le gesta di Mansur, un eroe che riunirà le tribù nomadi del suo paese, che riuscirà a liberare, contro gli occupanti Ungari.
Lo sceneggiatore, Rustam Ibragimbekov, noto soprattutto per le sceneggiature di molti film di Nikita Mikhailkov, non ha dimenticato proprio nulla: c’è la profezia, che si avvererà malgrado la volontà del crudele re degli Ungari, il bambino rapito che diventerà il fiero combattente, che solo molto più tardi scoprirà di essere il figlio del re, un guerriero forte e saggio che gli trasmetterà i valori della nobile stirpe dei kazaki, i quali rivendicano le origini del grande Gengis Khan, e un crudele guerriero ungaro sconfitto dall’eroe in un duello.
A ciò si aggiunga un cast internazionale di tutto rispetto, con Jason Scott Lee (volto dello star-system hollywoodiano noto per Rapa nui e per altre prove, nelle quali ha spesso interpretato ruoli di combattenti orientali) e Jay Hernandez, giovane attore che ha lavorato in Hostel, dai tratti decisamente ispanici (cosa ci può fare un attore ispanico in Kazachstan, se non un film pseudo-hollywoodiano?).
Ad ogni modo Nomad è un film che si guarda con piacere soprattutto per le scenografie e per i costumi, per i colori di un paese lontano e affascinante.

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