Retribution

Il detective Yoshioka ha il compito di indagare su una catena di omicidi. Perseguitato in sogno dall’immagine di una donna vestita di rosso, inizia a sospettare di essere lui stesso il killer a cui sta dando la caccia. Inizia così un incubo che si insinua nella vita quotidiana dell’uomo, riportando a galla fantasmi del passato.
Proprio lo spettro del passato è stato, secondo le dichiarazioni di Kurosawa, il principio ispiratore di questa pellicola: “Perché un fantasma fa paura? Non sono creature immaginarie ma esseri umani che hanno smesso di vivere. L’essenza della paura dei fantasmi può essere nata nella vita presente o ce la siamo trascinata dal passato”. In questo film, che inizia come una classica detective story, il peso del passato, traccia indelebile nella vita presente del protagonista, si fa allora sempre più incalzante e inquietante, convertendo le iniziali atmosfere noir in sanguinolente immagini orrorifiche.
Deriva da ciò un confuso e poco coinvolgente ibrido tra generi (mystery, thriller, horror), che non riesce a sfruttare l’interessante spunto psicologico dell’autoanalisi del protagonista incosciente del proprio peccato, riducendo nel finale la storia a una banale vicenda di fantasmi. Un film tecnicamente ben girato, che lascerà però freddini sia gli amanti del noir, sia gli estimatori degli horror del regista giapponese autore del film culto Pulse (2001), storia di suicidi legati alla rete di Internet da poco riadattata da Jim Sonzero in versione americana.

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Il detective Yoshioka ha il compito di indagare su una catena di omicidi. Perseguitato in sogno dall’immagine di una donna vestita di rosso, inizia a sospettare di essere lui stesso il killer a cui sta dando la caccia. Inizia così un incubo che si insinua nella vita quotidiana dell’uomo, riportando a galla fantasmi del passato.
Proprio lo spettro del passato è stato, secondo le dichiarazioni di Kurosawa, il principio ispiratore di questa pellicola: “Perché un fantasma fa paura? Non sono creature immaginarie ma esseri umani che hanno smesso di vivere. L’essenza della paura dei fantasmi può essere nata nella vita presente o ce la siamo trascinata dal passato”. In questo film, che inizia come una classica detective story, il peso del passato, traccia indelebile nella vita presente del protagonista, si fa allora sempre più incalzante e inquietante, convertendo le iniziali atmosfere noir in sanguinolente immagini orrorifiche.
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