La rivoluzione di Malevic

La vita e l’opera artistica del pittore Malevic, nato a Kiev nel 1878 e morto a Leningrado nel 1935.
Pittore, scrittore, intellettuale, fondatore della corrente del Suprematismo, osteggiato dal regime comunista in quanto artista astratto, fatto arrestare da Stalin nel 1930.
Un bel documentario di sedici minuti quello realizzato da Fabiola Giancotti; un documentario che vuole essere il primo di una trilogia da completare con altri due lavori su Kandinskij e Mondrian. Si alternano visioni dei quadri, immagini di repertorio della rivoluzione d’ottobre. Momenti emozionanti in cui la storia dell’artista si mescola indissolubilmente alla Storia con la “s” maiuscola. Il tutto accompagnato da musiche dirompenti, da Schnittke a Rachmaninov, da Bartok a Chopin.
E se il maggior pericolo di un documentario d’arte è quello di diventare asettico strumento didattico, La rivoluzione di Malevic riesce sapientemente a oltrepassare questo ostacolo, riuscendo a rendere partecipe e coinvolto anche lo spettatore più distratto e meno competente in materia.
Grazie soprattutto a un montaggio serrato, che non indulge mai un minuto di più, ma che alterna, con incroci, dissolvenze e lunghe panoramiche, visioni di dipinti diversi, di momenti di vita. Gran parte del meritava sicuramente alla scelta dei testi usati a commento delle immagini, “raccontati” con zelo come voci narranti da due bravi speaker quali Pierre Bresolin e Chiara Pavoni; testi scritti in parte dalla regista e altri invece dello stesso Malevic. Un ottimo momento per conoscere un artista forse sottovalutato, forse troppo spesso dimenticato.

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La vita e l’opera artistica del pittore Malevic, nato a Kiev nel 1878 e morto a Leningrado nel 1935.
Pittore, scrittore, intellettuale, fondatore della corrente del Suprematismo, osteggiato dal regime comunista in quanto artista astratto, fatto arrestare da Stalin nel 1930.
Un bel documentario di sedici minuti quello realizzato da Fabiola Giancotti; un documentario che vuole essere il primo di una trilogia da completare con altri due lavori su Kandinskij e Mondrian. Si alternano visioni dei quadri, immagini di repertorio della rivoluzione d’ottobre. Momenti emozionanti in cui la storia dell’artista si mescola indissolubilmente alla Storia con la “s” maiuscola. Il tutto accompagnato da musiche dirompenti, da Schnittke a Rachmaninov, da Bartok a Chopin.
E se il maggior pericolo di un documentario d’arte è quello di diventare asettico strumento didattico, La rivoluzione di Malevic riesce sapientemente a oltrepassare questo ostacolo, riuscendo a rendere partecipe e coinvolto anche lo spettatore più distratto e meno competente in materia.
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