Occupation: Dreamland – Viaggio organizzato in Iraq

Occupation: Dreamland è il ritratto melanconico di un drappello di soldati americani di base nella città irachena votata alla distruzione di Falluja nel corso dell’inverno 2003. Mentre pattugliano un ambiente in cui il conflitto si avvia lentamente verso la catastrofe, conosciamo le personalità dei soldati.
Attraverso le attività del gruppo il documentario fornisce uno sguardo vitale sugli ultimi giorni di Falluja. Il film testimonia l’apparente stabilità della città, iniziando dalla descrizione che ne dà la milizia americana che la definisce un “paradiso senza terroristi”, e terminando con la serie di assalti militari che la distrussero.
Molto lontano, nella forma e nella sostanza, dai documentari di successo che sono stati recentemente proposti al cinema, Occupation: Dreamland colpisce per il rigore e l’asprezza con la quale vengono presentate le scene di ordinaria quotidianità vissute da soldati americani in missione. Lo iato presente tra l’evidente ed il percepito, tra l’azione e l’immobilismo, la consapevolezza della totale ed apparentemente immodificabile precarietà della pace, le enormi difficoltà nel gestire una situazione tutt’altro che risolta, la certezza che il ritorno in America non garantirà medaglie ma solo altri problemi, rendono la visione epifanica ed utilissima per capire realmente cosa sta succedendo oggi in Iraq e nel MedioOriente.
Spogliate da ogni intento propagandistico, i dialoghi e le battute, vere, spontanee, fresche, dei protagonisti, passano dallo schermo allo spettatore senza filtro, com’è giusto che sia. La complessità della guerra emerge in modo doloroso e lancinante: nessuna risposta è data, ma una riflessione s’impone. Il film, è, tra l’altro, il testamento artistico di Garrett Scott, uno dei due registi, morto prematuramente, pochi mesi fa.

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Occupation: Dreamland è il ritratto melanconico di un drappello di soldati americani di base nella città irachena votata alla distruzione di Falluja nel corso dell’inverno 2003. Mentre pattugliano un ambiente in cui il conflitto si avvia lentamente verso la catastrofe, conosciamo le personalità dei soldati.
Attraverso le attività del gruppo il documentario fornisce uno sguardo vitale sugli ultimi giorni di Falluja. Il film testimonia l’apparente stabilità della città, iniziando dalla descrizione che ne dà la milizia americana che la definisce un “paradiso senza terroristi”, e terminando con la serie di assalti militari che la distrussero.
Molto lontano, nella forma e nella sostanza, dai documentari di successo che sono stati recentemente proposti al cinema, Occupation: Dreamland colpisce per il rigore e l’asprezza con la quale vengono presentate le scene di ordinaria quotidianità vissute da soldati americani in missione. Lo iato presente tra l’evidente ed il percepito, tra l’azione e l’immobilismo, la consapevolezza della totale ed apparentemente immodificabile precarietà della pace, le enormi difficoltà nel gestire una situazione tutt’altro che risolta, la certezza che il ritorno in America non garantirà medaglie ma solo altri problemi, rendono la visione epifanica ed utilissima per capire realmente cosa sta succedendo oggi in Iraq e nel MedioOriente.
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