Ghost Lake

Circa un secolo fa, gli abitanti di una piccola città furono sommersi dalla creazione di un lago artificiale. Molti anni dopo le loro anime irrequiete risiedono ancora sul fondo del lago e ogni tredici anni tornano in vita per portare con sé gli abitanti della cittadina. Rebecca, una giovane ragazza divorata dai sensi di colpa per la morte accidentale dei suoi genitori, si rifugia proprio nella casa delle vacanze sulla riva del lago. Una volta arrivata si ritrova spettatrice di orrendi eventi; i morti viventi stanno risorgendo dal lago con un insaziabile appetito di nuove anime. Facendo affidamento soltanto su se stessa, Rebecca dovrà risolvere il terribile mistero del lago e spezzare la maledizione. Ghost Lake riesce nell’impresa di condensare in poco meno di due ore quattro o cinque generi cinematografici: si passa con facilità dal mistery al thriller, dall’horror classico alla storia di fantasmi senza disdegnare più di una strizzata d’occhio allo zombie-film, filone che si configura quasi come un genere a se stante. Tutta questa varietà purtroppo non dà i risultati sperati, contribuendo a creare non poca confusione nello spettatore che finisce per perdersi tra eventi che non hanno risposta, un ripetuto e irritante uso del montaggio alternato e continui colpi di scena che danneggiano lo sviluppo lineare della trama. Joey Woelfel, regista, sceneggiatore, autore della colonna sonora, avrebbe sicuramente potuto ottenere un risultato migliore se si fosse concentrato soltanto sulla regia, delegando ad altri il compito di scrivere dialoghi degni di questo nome e musichette di stampo medievaleggiante che in modo eccessivamente didascalico sottolineano gli eventi.

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Circa un secolo fa, gli abitanti di una piccola città furono sommersi dalla creazione di un lago artificiale. Molti anni dopo le loro anime irrequiete risiedono ancora sul fondo del lago e ogni tredici anni tornano in vita per portare con sé gli abitanti della cittadina. Rebecca, una giovane ragazza divorata dai sensi di colpa per la morte accidentale dei suoi genitori, si rifugia proprio nella casa delle vacanze sulla riva del lago. Una volta arrivata si ritrova spettatrice di orrendi eventi; i morti viventi stanno risorgendo dal lago con un insaziabile appetito di nuove anime. Facendo affidamento soltanto su se stessa, Rebecca dovrà risolvere il terribile mistero del lago e spezzare la maledizione. Ghost Lake riesce nell’impresa di condensare in poco meno di due ore quattro o cinque generi cinematografici: si passa con facilità dal mistery al thriller, dall’horror classico alla storia di fantasmi senza disdegnare più di una strizzata d’occhio allo zombie-film, filone che si configura quasi come un genere a se stante. Tutta questa varietà purtroppo non dà i risultati sperati, contribuendo a creare non poca confusione nello spettatore che finisce per perdersi tra eventi che non hanno risposta, un ripetuto e irritante uso del montaggio alternato e continui colpi di scena che danneggiano lo sviluppo lineare della trama. Joey Woelfel, regista, sceneggiatore, autore della colonna sonora, avrebbe sicuramente potuto ottenere un risultato migliore se si fosse concentrato soltanto sulla regia, delegando ad altri il compito di scrivere dialoghi degni di questo nome e musichette di stampo medievaleggiante che in modo eccessivamente didascalico sottolineano gli eventi.

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