Deadly Visions. La morte negli occhi

Ann Culver ha perso la vista in seguito a un incidente automobilistico accaduto mentre era incinta. Ora la donna, oppressa da un forte senso di colpa, è tornata a vedere grazie ad un trapianto di cornee. ‘Vede’ però anche oltre al normale. Si accorge cioè di potere assistere al momento in cui la sua donatrice è stata uccisa. Decide perciò di cercare di capire cosa è accaduto anche perché alla riproposizione di quella scena tragica va seguito l’immagine di una bambina. Fa però fatica a trovare qualcuno che la sostenga nella sua tesi anche perché la donatrice secondo la polizia si è suicidata.
Nicollette Sheridan nello stesso anno in cui inizia a ‘disperarsi ‘ come casalinga trova un ruolo in questo thriller televisivo in cui si indaga ai confini del paranormale. Lo sguardo e le sue potenzialità hanno da sempre (e inevitabilmente) interessato il cinema. In questo caso però ci si limita a seguire le ‘visioni’ di una donna che ha subito un trapianto che viene da tutti ritenuta, appunto, una ‘visionaria’ afflitta da un senso di colpa devastante. La sceneggiatura fa quello che può per sostenere l’ambiguità della sua posizione facendola muovere tra falsi indizi, psicopatici più o meno pericolosi e poliziotti scettici. Il problema è che uno dei personaggi appare così infido sin dalla sua comparsa in scena che è poi difficile dirottare i sospetti altrove. A riprova di una (questa sì sospetta) mancanza di idee si osservi il finale: chiuso in maniera così drastica da far pensare o a un crollo di elaborazione creativa o alla disperante estinzione del budget.

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Ann Culver ha perso la vista in seguito a un incidente automobilistico accaduto mentre era incinta. Ora la donna, oppressa da un forte senso di colpa, è tornata a vedere grazie ad un trapianto di cornee. ‘Vede’ però anche oltre al normale. Si accorge cioè di potere assistere al momento in cui la sua donatrice è stata uccisa. Decide perciò di cercare di capire cosa è accaduto anche perché alla riproposizione di quella scena tragica va seguito l’immagine di una bambina. Fa però fatica a trovare qualcuno che la sostenga nella sua tesi anche perché la donatrice secondo la polizia si è suicidata.
Nicollette Sheridan nello stesso anno in cui inizia a ‘disperarsi ‘ come casalinga trova un ruolo in questo thriller televisivo in cui si indaga ai confini del paranormale. Lo sguardo e le sue potenzialità hanno da sempre (e inevitabilmente) interessato il cinema. In questo caso però ci si limita a seguire le ‘visioni’ di una donna che ha subito un trapianto che viene da tutti ritenuta, appunto, una ‘visionaria’ afflitta da un senso di colpa devastante. La sceneggiatura fa quello che può per sostenere l’ambiguità della sua posizione facendola muovere tra falsi indizi, psicopatici più o meno pericolosi e poliziotti scettici. Il problema è che uno dei personaggi appare così infido sin dalla sua comparsa in scena che è poi difficile dirottare i sospetti altrove. A riprova di una (questa sì sospetta) mancanza di idee si osservi il finale: chiuso in maniera così drastica da far pensare o a un crollo di elaborazione creativa o alla disperante estinzione del budget.

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