Il mercante di pietre

Un mercante di pietre preziose (Harvey Keitel) commercia tra l’Italia, l’Afghanistan e la Turchia. La sua attività cela, però, un terribile segreto.
Renzo Martinelli affronta un tema scottante, quello del terrorismo islamico. Non ne parla analizzando i fatti, non affronta le ipotesi, semplicemente dichiara, e introduce una serie di personaggi che per lui impersonano il dubbio, il bene e il male. Nessuna mezza misura. C’è un uomo, il mercante, che per sua natura non può fare altro che seguire il suo credo integralista, c’è uno studioso, o presunto tale, che è convinto che “tutti i musulmani non sono terroristi, ma è un fatto che gran parte dei terroristi siano musulmani”, c’è una donna, moglie e amante, che improbabilmente, non vede e non sa. Queste sono le marionette che il regista muove all’interno di un film che non conosce mezze misure. La messa in scena non sfugge allo stesso meccanismo. Movimenti di macchina eccessivi, sequenze rallentate, flash, colonna sonora e sound design roboante, recitazione sopra le righe (compresa quella di Keitel), sequenze surreali (l’inseguimento sul soffitto di casa non verrebbe in mente al miglior Ferreri).
Il mercante di pietre non è giustificabile. Sia nel contenuto che nella confezione. È un’espressione provocatoria e assolutista su un argomento, il terrorismo, che necessiterebbe di approfondimenti che vanno ben oltre la religione e la politica. Se si chiede un rispetto per il cinema, non bisogna dimenticare il rispetto per lo spettatore. Anche se, molto probabilmente, alla fine, questo film non tanto “farà discutere” quanto piuttosto nessuno se ne ricorderà più a due giorni dalla visione. Inshallah.

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Un mercante di pietre preziose (Harvey Keitel) commercia tra l’Italia, l’Afghanistan e la Turchia. La sua attività cela, però, un terribile segreto.
Renzo Martinelli affronta un tema scottante, quello del terrorismo islamico. Non ne parla analizzando i fatti, non affronta le ipotesi, semplicemente dichiara, e introduce una serie di personaggi che per lui impersonano il dubbio, il bene e il male. Nessuna mezza misura. C’è un uomo, il mercante, che per sua natura non può fare altro che seguire il suo credo integralista, c’è uno studioso, o presunto tale, che è convinto che “tutti i musulmani non sono terroristi, ma è un fatto che gran parte dei terroristi siano musulmani”, c’è una donna, moglie e amante, che improbabilmente, non vede e non sa. Queste sono le marionette che il regista muove all’interno di un film che non conosce mezze misure. La messa in scena non sfugge allo stesso meccanismo. Movimenti di macchina eccessivi, sequenze rallentate, flash, colonna sonora e sound design roboante, recitazione sopra le righe (compresa quella di Keitel), sequenze surreali (l’inseguimento sul soffitto di casa non verrebbe in mente al miglior Ferreri).
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