R-point

Verso la fine del conflitto del Vietnam, un ridotto plotone di soldati Coreani viene inviato ad investigare sul luogo della scomparsa in circostanze misteriose di una nutrita squadra dello stesso esercito. Una volta giunti al punto denominato R-Point, secondo le coordinate giunte dalle ultime segnalazioni radio dei dispersi, i militari si stabiliranno in uno spettrale caseggiato in rovina circondato dalle tombe dei soldati morti nei pressi. In un’atmosfera carica di oscuri presagi, alla sparizione di un membro del gruppo seguirà la scoperta che lo stesso fosse in realtà tra gli scomparsi della precedente spedizione. Le fila del gruppo si sfilacceranno e, sotto i colpi di una tensione crescente, altri soldati moriranno in condizioni misteriose. Alla decisione dei superstiti di fare ritorno seguirà il comando, proveniente dagli alti vertici, di attendere fino al mattino seguente la squadra di recupero: sarà una lunga notte. Kong Soo-Chang, all’esordio, confeziona un horror psicologico che, seppur accostandosi per ambientazione a The Bunker (produzione USA-UK del 2001), non fa il verso a nessuno sottolineando la buona vena attuale coreana, scevra oggi da qualsiasi reverenzialismo succube verso Hollywood. Non esente da contenuti di riflessione storica, il titolo si fa apprezzare per atmosfere claustrofobiche create con gran senso degli spazi, sia per il girato in esterno che per quello in interno. Un senso di ansia crescente scandirà l’alterarsi della chimica del gruppo, definendo tramite netti contrasti e buone interpretazioni i vari caratteri in gioco. Si accuserà a tratti la pesantezza della costante cappa di tensione, addensata, per il pubblico occidentale, da un overloading di facce troppo simili capace di sovraccaricare la memoria visiva del più esperto giocatore di memory. A conti fatti, un horror incisivo ed inquietante, anche se dal gore centellinato.

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Verso la fine del conflitto del Vietnam, un ridotto plotone di soldati Coreani viene inviato ad investigare sul luogo della scomparsa in circostanze misteriose di una nutrita squadra dello stesso esercito. Una volta giunti al punto denominato R-Point, secondo le coordinate giunte dalle ultime segnalazioni radio dei dispersi, i militari si stabiliranno in uno spettrale caseggiato in rovina circondato dalle tombe dei soldati morti nei pressi. In un’atmosfera carica di oscuri presagi, alla sparizione di un membro del gruppo seguirà la scoperta che lo stesso fosse in realtà tra gli scomparsi della precedente spedizione. Le fila del gruppo si sfilacceranno e, sotto i colpi di una tensione crescente, altri soldati moriranno in condizioni misteriose. Alla decisione dei superstiti di fare ritorno seguirà il comando, proveniente dagli alti vertici, di attendere fino al mattino seguente la squadra di recupero: sarà una lunga notte. Kong Soo-Chang, all’esordio, confeziona un horror psicologico che, seppur accostandosi per ambientazione a The Bunker (produzione USA-UK del 2001), non fa il verso a nessuno sottolineando la buona vena attuale coreana, scevra oggi da qualsiasi reverenzialismo succube verso Hollywood. Non esente da contenuti di riflessione storica, il titolo si fa apprezzare per atmosfere claustrofobiche create con gran senso degli spazi, sia per il girato in esterno che per quello in interno. Un senso di ansia crescente scandirà l’alterarsi della chimica del gruppo, definendo tramite netti contrasti e buone interpretazioni i vari caratteri in gioco. Si accuserà a tratti la pesantezza della costante cappa di tensione, addensata, per il pubblico occidentale, da un overloading di facce troppo simili capace di sovraccaricare la memoria visiva del più esperto giocatore di memory. A conti fatti, un horror incisivo ed inquietante, anche se dal gore centellinato.

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